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venerdì 6 gennaio 2012

Dino Formaggio (II)

Dino Formaggio
Un tema attraversa come un filo rosso tutta la ricerca filosofica di Dino Formaggio: la fenomenologia della tecnica artistica. Personalmente credo che la cultura italiana, che pure ha ampiamente riconosciuto i suoi meriti nel campo dell'estetica, di fatto - forse per retaggi idealistici persistenti anche laddove ci si aspetterebbe di vederli del tutto e senza esitazioni superati - abbia in gran parte eluso e di certo non adeguatamente approfondito le feconde intuizioni e le argomentate riflessioni del filosofo milanese sull'operatività artistica e sulle sue interazioni con i materiali in cui si concretizza e i processi attraverso i quali si realizza, in sintesi appunto la tecnica artistica, che è tecnica nella sua forma più piena e compiuta, da non intendersi certo come mera applicazione di procedimenti canonici o comunque consolidati dalla tradizione né tantomeno di qualche precettistica. E' il processo di trasformazione di materie ed oggetti, di cui l'artista coglie e sviluppa potenzialità latenti, facendoli "altri" rispetto a ciò che inizialmente erano, "proiettandoli" in una nuova dimensione (e in tale accezione l'arte è sempre "progettuale", conformemente all' etimologia, dal latino "proicere", gettare avanti); ma prendendo le mosse pur sempre da ciò che quelle materie e quegli oggetti erano e in larga misura continuano ad essere (fino alla pratica del "ready made" che li assume e li ricontestualizza senza modificarli, mutandone però radicalmente senso e funzione) e pur sempre attraverso il concreto agire di una corporeità sensibile.
                                                                                                                                   Dino Formaggio (I)

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