il blog di Manlio Onorato

Il blog di Manlio Onorato ... immagini, pensieri, divagazioni

mercoledì 14 marzo 2012

Il paesaggio incantato

Ho approfittato del mio breve soggiorno a Francoforte per visitare allo Staedel Museum la mostra "Claude Lorrain. Il paesaggio incantato", aperta fino al 6 maggio.

Claude Lorrain - "Noli me tangere" - 1681

Un paesaggio inventato, scenario di episodi tratti da miti, poemi e testi sacri, ma inondato di una luce palpitante catturata in innumerevoli schizzi dal vero: una visione ideale che si nutre di emozioni autentiche. Emerge una sensibilità affatto nuova che lo porta a superare progressivamente l'impianto scenografico delle opere giovanili; dal classicismo carraccesco e dal magistero di Poussin, attraverso Agostino Tassi, l'artista sembra gettare un ponte verso romanticismo e impressionismo. Si deve probabilmente soprattutto a Lorrain l'affermarsi della moderna idea di paesaggio.

mercoledì 7 marzo 2012

La retorica dell'inglese per tutti

Non si può certo negare l'utilità della lingua inglese nel lavoro e più in generale nelle comunicazioni; comprensibile quindi che i progetti di riforma si preoccupino di diffonderne maggiormente  la conoscenza a tutti i livelli dell'istruzione scolastica. Ma un articolo di Tullio Gregory apparso oggi sul "Corriere della Sera" (leggi l'articolo) mette in guardia dai rischi della "retorica dell'inglese per tutti ". "Mentre la conoscenza e la pratica della lingua italiana regredisce nelle nostre scuole medie e la capacità di comprendere un testo scritto è sempre più ridotta negli adulti" ammonisce Gregory "si apre il miraggio dell'inglese come lingua comune dalle scuole alberghiere all'università: tutti dovranno parlare inglese, i portieri d'albergo come i professori, almeno per i dottorati di ricerca". L'uso di tale lingua è assunto dall'Anvur, l'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario della ricerca,  tra i parametri principali nella valutazione di "quello che, significativamente, è definito "prodotto", termine usato per indicare il risultato della ricerca scientifica [...] come se il valore della ricerca e dell'insegnamento dipendesse dalla lingua in cui si esprime". Del resto, sempre secondo l'Anvur, le pubblicazioni andrebbero valutate in gran parte sulla scorta del numero di citazioni collezionate nel giro di pochi anni (ed è chiaro che un articolo scritto in una lingua che molti conoscono ha più probabilità di essere letto; ma questo non è di per sè indice di maggiore qualità). "Cerchiamo di formare cittadini colti attraverso percorsi scolastici rigorosi" conclude Gregory "saranno migliori anche i "prodotti" per le imprese".

venerdì 2 marzo 2012

10.3.2012

Tra pochi giorni, sabato 10 marzo, inaugurerò la mia mostra a Francoforte, già annunciata in un post lo scorso dicembre.
L'opera riprodotta sull'invito ha lo stesso titolo del mio blog: "Nei fondi cieli"...


venerdì 24 febbraio 2012

La deriva del relativismo: un articolo di Claudio Magris

Ben venga un sano relativismo quale antitodo all'intolleranza, i fondamentalismi d'ogni genere e il fanatismo; ma esso non di rado si degrada ad indifferenza etica e cinico opportunismo. Sul tema interviene Claudio Magris in un articolo apparso ieri sul Corriere della Sera. "Il relativismo, correttamente inteso" sostiene Magris "non è la negazione della verità e men che meno del significato e della necessità della sua ricerca [...]  Ma c'è un altro relativismo che oggi detta legge come un dogma pacchiano, rinunciando a priori a cercare - certo a tentoni, perché nell'esistenza umana non è possibile altrimenti - una qualsiasi verità; rinunciando ad affermare qualsiasi valore, ponendo tutte le scelte morali sullo stesso piano". Sono differenze sostanziali sulle quali bisognerebbe riflettere più spesso...
 

martedì 21 febbraio 2012

L'agonia della Grecia

Non capisco granché di economia e di mercati, ma è indecente -sia pure dando per scontati gli errori di una classe politica irresponsabile e le disfunzioni di una società soffocata da clientelismo e corruzione- quello che l'Unione Europea, la Bce e il Fondo Monetario Internazionale stanno imponendo alla Grecia: condizioni pesantissime per un prestito che assai difficilmente un paese disastrato e già ora strozzato da una pesante recessione potrà ripagare. Stupisce e preoccupa la disattenzione se non addirittura il silenzio di tanti intellettuali "progressisti" di fronte a tale scempio: è questa l'Europa che vogliamo? La posta è altissima e non è retorica ricordare quanto la Grecia abbia dato al mondo occidentale. Su tali temi da tempo si interroga Gad Lerner sia nel programma di cui è il conduttore, "L'Infedele" che nel proprio blog (http://www.gadlerner.it/), andando oltre la nuda cronaca e coinvolgendo nelle sue riflessioni economisti, politici e studiosi di varia estrazione.

domenica 19 febbraio 2012

Valentino Vago: "un viaggio verso l'infinito"

Si è da poco conclusa al Museo Diocesano di Milano la mostra antologica di Valentino Vago intitolata "Dal Visibile all'Invisibile: un viaggio verso l'infinito" ( leggi le recensioni di Flaminio Gualdoni e Renato Barilli ) con la presentazione del catalogo ragionato pubblicato da Skira ( vedi scheda editoriale ).


Ravello Porro, Chiesa parrocchiale
dei Santi Pietro e Paolo, 2001-2002
senza titolo 1960
Non ha ancora trent'anni Valentino Vago quando, intorno al 1960, compie le scelte sulle quali, sia pure inizialmente con dubbi e ripensamenti ma nel volgere di qualche anno con crescente determinazione, si incardina tutta la sua successiva produzione artistica: d'ora in avanti per lui la pittura sarà  l'esplorazione di spazi di una totale alterità rispetto all'esperienza quotidiana, epifania luminosa d'intensa, stupefatta spiritualità che tenderà sempre più ad una progressiva smaterializzazione. L'approdo all'arte sacra si compie infine con naturalezza accogliendo -e anche caparbiamente cercando- la sfida di superfici di grande, talora immensa estensione, nella quale spesso riferimenti a brani celebri della grande tradizione artistica italiana sono riassorbiti nel tessuto di assonanze e musicali contrasti cromatici senza alterarne la coerenza, rivelando anzi come l'aniconicità della pittura di Vago di quella tradizione si nutra non meno che del lascito delle avanguardie storiche e dell'astrattismo d'oltre oceano: certi rosa e certi azzurri non sono forse memori del Beato Angelico?

L.R. 166, 1991, olio su tela, cm 150 x 200

mercoledì 8 febbraio 2012

Antoni Tàpies se n'è andato

Antoni Tàpies
Materia, segno, scrittura automatica: termini tutti legittimi per descrivere l'opera di Antoni Tàpies, ma insufficienti a cogliere l'incombente mistero delle sue opere, l'indecifrabile enigma dei suoi muri graffiati, delle croci e dei bianchi calcinati, dei neri fondi e delle tonalità cineree delle sue icone laiche. "Tàpies" scriveva ieri Vicenzo Trione sul Corriere della Sera (leggi l'articolo) "vuole portarsi al di là di ogni riconoscibilità, per intraprendere un viaggio dentro il «cuore oscuro» del mondo".

sabato 4 febbraio 2012

Allarme per le sorti della Cappella degli Scrovegni di Padova


Un particolare degli affreschi
La notizia desta allarme. un auditorium di grandi dimensioni a 200 metri di distanza dalla cappella degli Scrovegni di Padova, universalmente nota per gli affreschi di Giotto, uno dei capolavori assoluti dell'arte di tutti i tempi. Italia Nostra ha lanciato un accorato appello firmato da numerosi studiosi di grande prestigio, quali Chiara Frugoni, Caro Ginzburg e Salvatore Settis (leggi articolo sul "Corriere del Veneto"). Ma la replica non si fa attendere: il Sindaco Zanonato non intende rinunciare al progetto (articolo di oggi sul "Corriere del Veneto" ). Come al solito non mancano autorevoli studi di fattibilità...ma ha senso correre un simile rischio?

venerdì 3 febbraio 2012

Il sasso nello stagno (II). Sarà Massimiliano Gioni il curatore della prossima Biennale di Venezia

Già da qualche tempo e soprattutto dopo la riconferma di Paolo Baratta alla Presidenza del CdA della Biennale di Venezia, circolava il suo nome come possibile nuovo direttore del settore Arti Visive e curatore della prossima edizione. Del resto erano molti i punti a favore di Massimiliano Gioni: italiano, in un momento in cui è più che mai importante rilanciare l'immagine del nostro paese (ma al tempo stesso indubbiamente personaggio di caratura internazionale), giovane (neppure quarantenne) e di riconosciute capacità manageriali. Caporedattore della edizione newyorkese di Flash Art dal 2000 al 2003, direttore artistico della fondazione Nicola Trussardi di Milano, fa parte dello staff dei curatori del New Museum of Contemporary Art di New York; nel suo curriculum anche la collaborazione a prestigiose manifestazioni quali Manifesta 5 e la stessa Biennale di Venezia nel 2003 (quella, peraltro non certo esaltante, curata da Francesco Bonami). Consensi pressocché unanimi dagli addetti ai lavori, scontato il dissenso di Vittorio Sgarbi. Sul "Corriere della Sera" Pierluigi Panza osserva che Gioni "è uno dei nostri migliori curatori, ma l’arte che propone sta per entrare in un travaglio che potrebbe costringerla a cedere il passo a qualcosa di diverso". Innegabile è infatti che abbia saputo interpretare con grande efficienza il trend dominante nelle grandi mostre internazionali, con quel tanto di spregiucatezza che ne sembra un indispensabile ingrediente (è un sostenitore della prima ora di Maurizio Cattelan); ma, a parte le riserve di principio su tale trend pur senza arrivare alle tesi estreme ma non eludibili del pamphlet di Jean Clair "L'inverno della cultura" (vedi intervista sul "Corriere della Sera"), è legittimo chiedersi quanto esso sia attualmente sostenibile e se l'attuale crisi economica globale non imponga qualche radicale ripensamento. Se si scambiano valori "artistici" alla stregua di titoli finanziari il rischio della bolla speculativa e del suo conseguente "scoppio" è sempre dietro l'angolo...

mercoledì 25 gennaio 2012

"Il simbolismo in Italia" a Padova a Palazzo Zabarella


Pelizza da Volpedo - "La neve"
Fino al 12 febbraio è aperta a Padova negli spazi di Palazzo Zabarella la mostra "Il simbolismo in Italia" a cura di Fernando Mazzocca e Carlo Sisi, cui Marco Vallora ha dedicato l'altro ieri un interessante articolo sul quotidiano "La Stampa" ( leggi l'articolo). "Non è ancora il saltimbanco picassiano, studiato da Starobinsky come allegoria del secolo novecentesco, primordiale e pauperista, alle soglie del circo ribaltato del cubismo di grado zero" scrive Vallora "ma certo anche il franante e polimorfo artista ipersensibile del tardo-Ottocento simbolista può esser considerato un acrobata, un funambolo della Metafisica". Merita davvero una visita la mostra, sia per la qualità delle opere esposte sia per il sapiente inquadramento del simbolismo italiano nel più vasto fenomeno europeo, che il titolo dell'articolo definisce nona caso "la culla visionaria della modernità". Ormai è del resto da qualche decennio almeno acquisita l'inattendibilità di una linea critica che vorrebbe far discendere tutta l'arte più innovativa del novecento dall'impressionismo; e del pari è acquisita la pluralità dei centri d'irradiazione del nuovo, non solo Parigi ma anche Vienna, Monaco (l'elenco potrebbe allungarsi non poco) e - in misura minore ma certo non trascurabile - anche Milano, che sarà non a caso di lì a poco culla del Futurismo.

Dino Formaggio (III)

In un post precedente (leggi) sottolineavo la rilevanza del tema della tecnica artistica nel pensiero filosofico di Dino Formaggio, tecnica analizzata non nei termini asfittici della precettistica di mestiere ma nella concretezza della elaborazione e trasformazione di stimoli, emozioni e materie attraverso la prassi corporea sensibile, come processo "di un conoscere facendo e di un fare conoscitivo", che proprio in quanto tale è "il lavoro dell'arte", ma anche liberazione del lavoro, essendone l'espressione più piena. Del resto Dino Formaggio aveva esperienza diretta dei processi immaginativi e realizzativi propri dell'arte, sottoposti poi al vaglio della speculazione intellettuale, essendo artista egli stesso di un certo talento, dissimulato spesso nelle forme di un arguto divertissement, assemblando e saldando ingranaggi, tondini e lamiere che d'incanto prendevano le sembianze di turgidi fiori surreali e personaggi, soprattutto l'amato Don Chisciotte, mettendo a frutto la sapienza artigiana appresa da adolescente; non a caso ricordava spesso con orgoglio le proprie origini operaie (aveva infatti iniziato a lavorare quattordicenne nelle officine meccaniche milanesi della Brown Boveri). Un verso dell'artista anarchico Giandante X ("Eterno Viandante tra i poveri e le stelle") gli inspirò nel 1993 la scultura di grandi dimensioni a fianco riprodotta, nella quale la razionalità della composizione e la saldezza costruttiva si aprono all'invenzione fantastica con accenti di delicata poesia.

martedì 17 gennaio 2012

Fernando Pessoa: la dissoluzione dell'io

Marzio Breda oggi sul "Corriere della Sera" dedica un ampio articolo (vai all'articolo) al poeta portoghese Fernando Pessoa (1988-1935: leggi la biografia ) uno dei massimi scrittori del novecento, noto per il sistematico camuffamento della sua identità in una folla di eteronimi e non semplicemnte pseudonimi (cioè vere, autentiche personalità letterarie autonome, con stili e vicende biografiche diverse anche se immaginarie: ne sono state contate una cinquantina, dopo la scoperta casuale, otto anni dopo la sua morte, di un numero impressionante di testi compiuti e frammenti in un baule). Un'ansia metafisica di totalità che sfocia nella dissoluzione dell'io.
Una delle sue poesie più celebri, Tabaccheria, inizia con i seguenti versi: "Non sono niente. / Non sarò mai niente. / Non posso voler essere niente. / A parte questo, ho dentro me tutti i sogni del mondo". La firmò - forse non a caso, essendo d'una straziante sincerità - con l'eteronimo Alvaro de Campos.
Quella di Pessoa è stata definita "letteratura della menzogna". Ma - per usare le parole di Pessoa - "Il poeta è un fingitore / Finge tanto completamente / Che giunge a fingere che è dolore / Il dolore che davvero sente" : nella menzogna della letteratura abita pur sempre la verità della poesia.  

domenica 15 gennaio 2012

Francesca Ruth Brandes

Dei versi di Francesca Ruth Brandes  ( vedi note biografiche ) amo il nitore capace di una tagliente precisione fatta di dolente sincerità e attenta selezione linguistica, ma al tempo stesso di accenti intensi e talora dolcissimi di autentico "Trasporto", non a caso titolo della più recente raccolta, pubblicata nel 2009 da Lieto Colle (editore di nicchia ben noto agli amanti della poesia per i suoi "libriccini da collezione", come lui stesso ama definirli). "Trasportare, trasportarsi, migrare." scrive l'autrice al termine della raccolta "Con il corpo, alla ricerca della terra, o comunque di un luogo in cui mettere radici. Con la testa, in quell'impercettibile sfasatura che chiamiamo indagine sul senso delle cose". Questa "legenda", acuta e penetrante, bruciante come una confessione, la riporta per intero Giuseppe Panella in una brillante recensione ( leggi ) della quale mi piace citare la conclusione: "Trovare le proprie radici e condurle con sé in fuga verso una nuova dimensione vitale rappresenta la condizione della scrittura felice. Trasporto nasce sotto il segno di questa aspirazione bigger than life: viaggiare fuggire sognare forse..."

VIAGGI

Che il trasporto
metta nei nervi il calore

rollare secco

che faccia leggeri
il piacere e l'azzardo
l'umile fatto

sospetto veleno
amaro

verde campo
ora si fa scura la terra
all'allungare delle ombre



giovedì 12 gennaio 2012

A rischio l'Opificio delle Pietre Dure

La notizia è preoccupante: l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, uno dei più importanti centri di restauro del mondo, manca dei fondi per l'ordinario funzionamento ed opera ormai con un personale di 100 unità contro le 160 previste in organico, a causa del mancato turnover. A rischio anche la funzione di ricerca e formazione molto richiesta da altri istituti di restauro ed importanti musei italiani ed europei. Del problema si occupa oggi un articolo di Marco Gasperetti sul Corriere della Sera . ( vai all'articolo )
Qualche giorno fa l’assessore regionale alla cultura Cristina Scaletti ha chiesto un incontro urgente al ministro per i Beni e le Attività Culturali. Ci auguriamo qualche significativo risultato: la credibilità di uno stato non si valuta solo dallo spread, ma anche dalla capacità di tutelare la sopravvivenza e l'attività delle proprie istituzioni più prestigiose

martedì 10 gennaio 2012

Il sasso nello stagno (I). Transavanguardia: fu vera gloria?

Achille Bonito Oliva
Sembrava che lo scorso anno le luci del palcoscenico per il 150° anniversario dell'unità d'Italia fossero riservate - per quel che riguarda l'arte contemporanea - all'Arte Povera, con un fitto programma di esposizioni che avevano naturalmente come "deus ex machina" Germano Celant; puntuale ma non del tutto inaspettata è arrivata la contromossa di Achille Bonito Oliva, eterno rivale nella lotta per la leadership della critica italiana. Mostre e convegni hanno così durante tutto il 2011 riacceso i riflettori sulla Transavanguardia, i cui caratteri distintivi sono, o meglio sarebbero, il ritorno alla manualità, la citazione, l'attraversamento di tendenze e poetiche anziché il loro continuo superamento, il Nomadismo (più o meno sono questi quelli più ricorrenti nelle numerose ricostruzioni di un fenomeno precocemente storicizzato). Mi si consenta però un dubbio: vi dice niente il nome di Picasso, figura simbolo della stagione eroica delle avanguardie e dell'intero Novecento? Si può dire che non ci sia stile del passato che non abbia rivisitato ignorando qualsiasi gerarchia, movimento della contemporaneità che non abbia attraversato (ripercorrendo spesso a ritroso la storia dell'arte); ed è inoltre un autentico funambolo della citazione...Sostanzialmente - e a dispetto di corposi cotributi teorici - credo si possa ormai affermare che l'apporto originale e significativo della Transavanguardia sia stato il ritorno alla manualità (molti altri a dire il vero non l'avevano mai abbandonata, ma - onore al merito - altra cosa è imporla al mercato) dopo la stagione fredda del minimalismo e del concettualismo, ormai avvitata su sé stessa; un "ritorno all'ordine", si potrebbe dire, come quello all'indomani della prima guerra mondiale e più in generale tutti i ritorni che caratterizzano il percorso tutt'altro che lineare della storia dell'arte. Si recuperebbe così un sano e troppo spesso trascurato senso della misura; agli artisti non corre obbligo rispettarlo, ma alla critica sì.
So bene che molti - o più realisticamente alcuni - troveranno a ridire sulle mie conclusioni (ammesso che leggano il mio modesto blog, che di certo non raggiunge i manzoniani "venticinque lettori"), contrapponendo cifre, documenti, dati "oggettivi"; ma non è forse lo stesso A.B.O. a sostenere - non ho il tempo di controllare la citazione, se non fosse vera è quantomeno verosimile - che "l'obbiettività è un dato improbabile, è una fiction" ?

Norman MacCaig

Del poeta scozzese Norman MacCaig (1910 - 1996) è praticamente introvabile l'unica raccolta pubblicata in italiano a metà degli anni novanta con la traduzione di Marco Fazzini e la prefazione di Seamus Heaney per le edizioni della Stamperia dell'Arancio; in internet vari blog riportano questa sua lirica, a mio avviso splendida.




NON C’È SCELTA

Penso a te
nei vari modi in cui la pioggia scende.
(sempre di più, con l’età,
odio le metafore – la loro rigidità
la loro inadeguatezza.)
A volte questi pensieri sono
pioggerellina, appena percettibile, niente
di più leggero:
a volte uno scroscio battente, una
solerte pulizia primaverile della mente:
a volte, un terribile temporale.
Sempre di più, con l’età,
odio le metafore,
amo la leggerezza,
temo i temporali.


(Traduzione di Andrea Sirotti)

venerdì 6 gennaio 2012

Dino Formaggio (II)

Dino Formaggio
Un tema attraversa come un filo rosso tutta la ricerca filosofica di Dino Formaggio: la fenomenologia della tecnica artistica. Personalmente credo che la cultura italiana, che pure ha ampiamente riconosciuto i suoi meriti nel campo dell'estetica, di fatto - forse per retaggi idealistici persistenti anche laddove ci si aspetterebbe di vederli del tutto e senza esitazioni superati - abbia in gran parte eluso e di certo non adeguatamente approfondito le feconde intuizioni e le argomentate riflessioni del filosofo milanese sull'operatività artistica e sulle sue interazioni con i materiali in cui si concretizza e i processi attraverso i quali si realizza, in sintesi appunto la tecnica artistica, che è tecnica nella sua forma più piena e compiuta, da non intendersi certo come mera applicazione di procedimenti canonici o comunque consolidati dalla tradizione né tantomeno di qualche precettistica. E' il processo di trasformazione di materie ed oggetti, di cui l'artista coglie e sviluppa potenzialità latenti, facendoli "altri" rispetto a ciò che inizialmente erano, "proiettandoli" in una nuova dimensione (e in tale accezione l'arte è sempre "progettuale", conformemente all' etimologia, dal latino "proicere", gettare avanti); ma prendendo le mosse pur sempre da ciò che quelle materie e quegli oggetti erano e in larga misura continuano ad essere (fino alla pratica del "ready made" che li assume e li ricontestualizza senza modificarli, mutandone però radicalmente senso e funzione) e pur sempre attraverso il concreto agire di una corporeità sensibile.
                                                                                                                                   Dino Formaggio (I)

Villa Kerylos: il sogno di un archeologo

Rientrato da un breve viaggio in Costa Azzurra, torno a occuparmi del mio blog.



villa Kerylos
Théodore Reinach, rampollo di una ricca famiglia di banchieri originaria di Francoforte, era uomo di straordinaria erudizione, dedito soprattutto a studi di archeologia. A Beaulieu sur Mer fece costruire su progetto dell'architetto Emmanuel Pontremoli villa Kerylos, il tentativo di far rivivere in piena bella époque una villa greca dell'età ellenistica: sono sorprendenti la cura dei dettagli, il ricalco sapiente di modelli antichi, l'inserimento di alcuni reperti originali, le ingenose soluzioni per conciliare gusto archeologico e i confort della più aggiornata tecnologia dell'epoca. Sorprende soprattuto come tutto ciò venga risolto con suprema eleganza


domenica 1 gennaio 2012

Patrimoni artistici in pericolo: le case dipinte dell'India

Questo sito è nato per condividere pensieri, emozioni e purtroppo talvolta anche preoccupazioni. Navigando in internet capita di imbattersi casualmente o spinti dalla curiosità in immagini affascinanti di luoghi ed opere della sensibilità e dell'ingegno umani che non vorremmo irrimediabilmente affidate alla memoria dei soli archivi.

Il sito di Repubblica segnala un prezioso patrimonio a rischio d'estinzione: le case dipinte nella regione indiana dello Shekhawati, tra il Rajastahan e il deserto pakistano. Centinaia di abitazioni signorili (haveli in lingua hindi) con una fitta decorazione pittorica che incuria e temperie rischiano di far scomparire per sempre.