il blog di Manlio Onorato

Il blog di Manlio Onorato ... immagini, pensieri, divagazioni
Visualizzazione post con etichetta pittura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pittura. Mostra tutti i post

lunedì 1 luglio 2013

Rendere viva la pittura


“Nei miei dipinti non si tratta di dipingere la vita, ma di rendere viva la pittura”
Pierre Bonnard

Pierre Bonnard - "L'atelier della mimosa" - 1939 
La frase di Bonnard è un ammonimento a non cercare nell'opera di un artista un riflesso della sua biografia; eppure, come negare la rilevanza delle dolorose vicende esistenziali e dell'angoscia nella pittura di Edvard Munch? Egli stesso rievoca l'origine del suo celebre capolavoro, “L'urlo”, e delle sue varianti: "Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all'improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad una palizzata. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c'erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura... e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura".
La contraddizione è solo apparente: “È prestando il suo corpo al mondo che il pittore trasforma il mondo in pittura” -scrive Maurice Merleau-Ponty – e i modi di tale trasformazione sono i più vari, come varia profondamente da persona a persona lo sguardo sulle cose.

venerdì 14 giugno 2013

Trasformare il mondo in pittura

“ 'Il  pittore si dà con il suo corpo’ dice Valery. E, in effetti, non si vede come uno Spirito potrebbe dipingere. È prestando il suo corpo al mondo che il pittore trasforma il mondo in pittura".
Maurice Merleau-Ponty, L'occhio e lo spirito


Maurice Merleau-Ponty
 "Prestando il suo corpo" il pittore si inserisce nella fitta trama di percezioni, umori, ricordi di cui è intessuto il "mondo della vita", non si pone dalla parte di un soggetto contrapposto ad un oggetto, guarda ed "è guardato"; possiede un sapere corporeo, pre-razionale e un sapere "tecnico" (la pittura appunto, con il suo bagaglio di strumenti e procedimenti) che gli ha consentito di affinare e rendere più perspicuo il primo e fare della sua pratica inventiva (di cui in un memorabile saggio di Merleau-Ponty la paziente ricerca di Cézanne, venata di dubbi ma animata da incrollabile tenacia, è emblema di straordinaria evidenza) un'incessante interrogazione dell'enigma della visione: incessante perché inesauribile è l'enigma.
Trasformare il mondo in pittura, a partire proprio da questa immersione piena e disarmata nel mondo, significa quindi non riprodurlo ma riproporlo allo stato nascente, ogni volta per la prima volta e mai una volta per tutte, nel cuore stesso dell' Essere.

mercoledì 4 luglio 2012

A Chelsea è di scena la pittura


Sara Cain - galleria Lelong
Il portale Exibart segnala che a New York, a Chelsea per l'esattezza, cinque gallerie hanno programmato "una sorta di percorso in cinque tappe ...che si propongono attraverso l'aiuto di critici d'arte, curatori, galleristi e, ovviamente, pittori, di indagare quelle che sono le tensioni attuali dentro e fuori il medium più "artistico" di sempre", cioè la pittura. In realtà non poche delle opere esposte, almeno tra quelle riprodotte sui siti delle gallerie (Sikkema Jenkins & Co., Zach Feuer, James Cohan e le famosissime Luhring Augustine e Lelong, tutte comprese tra la 22esima e la 26esima strada), si scostano notevolmente da ciò che siamo abituati a definire pittura, a meno di non voler utilizzare la parola come comodo passepartout di nessuna utilità fenomenologica; ma ci sono altresì notevoli esempi di pittura a pieno titolo che deborda dall'ambito disciplinare più specifico per estendersi alla scultura e all'installazione. Interessante rilevare che gli artisti convolti sono ben 120, noti e meno noti, con opere che dai decenni scorsi si estendono alla più stringente attualità. "Una bella dissertazione," commenta con una punta di malizia Exibart "anche sulla modalità di 'unirsi' delle gallerie in un programma comune ma che, e non dimentichiamolo, forse vuole anche portare a Chelsea prima dell'estate qualche nuovo acquirente". Date per scontate le pur legittime motivazioni commerciali (e anche, nel pieno di una pesante crisi finanziaria, il comprensibile desiderio di ancorarsi alla tangibilità dei manufatti artistici anziché all'immaterialità concettuale), la pittura, nonostante le periodiche e spesso non disinteressate dichiarazioni di morte presunta, sembrerebbe quindi godere di ottima salute e di una sorprendente vitalità...



Josh Smith - James Cohan gallery
Zach Feuer gallery



mercoledì 14 marzo 2012

Il paesaggio incantato

Ho approfittato del mio breve soggiorno a Francoforte per visitare allo Staedel Museum la mostra "Claude Lorrain. Il paesaggio incantato", aperta fino al 6 maggio.

Claude Lorrain - "Noli me tangere" - 1681

Un paesaggio inventato, scenario di episodi tratti da miti, poemi e testi sacri, ma inondato di una luce palpitante catturata in innumerevoli schizzi dal vero: una visione ideale che si nutre di emozioni autentiche. Emerge una sensibilità affatto nuova che lo porta a superare progressivamente l'impianto scenografico delle opere giovanili; dal classicismo carraccesco e dal magistero di Poussin, attraverso Agostino Tassi, l'artista sembra gettare un ponte verso romanticismo e impressionismo. Si deve probabilmente soprattutto a Lorrain l'affermarsi della moderna idea di paesaggio.