Finalmente è stato nominato dal ministro per i Beni e le Attività Culturali Lorenzo Ornaghi il curatore del padiglione italiano alla prossima Biennale di Venezia: è Bartolomeo Pietromarchi, direttore del Macro di Roma. Lo ha intervistato per il quotidiano La Stampa Marco Vallora ( leggi l'intervista ), che tiene a precisare come tale nomina sia avvenuta "nel condivisibile silenzio preparatorio d’un attento esame dei vari progetti, presentati da una rosa di prescelti: apprezzabile neo-metodo non tutto-italiano". Dalle sobrie dichiarazioni di Pietromarchi e dalle sue precedenti esperienze si può desumere che sarà un padiglione di un genere assai diverso di quello "curato" l'anno scorso da Vittorio Sgarbi con le innumerevoli pletoriche diramazioni regionali. Un'altra breve intervista intervista la pubblica il sito di Artribune.
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sabato 6 ottobre 2012
venerdì 3 febbraio 2012
Il sasso nello stagno (II). Sarà Massimiliano Gioni il curatore della prossima Biennale di Venezia
Già da qualche tempo e soprattutto dopo la riconferma di Paolo Baratta alla Presidenza del CdA della Biennale di Venezia, circolava il suo nome come possibile nuovo direttore del settore Arti Visive e curatore della prossima edizione. Del resto erano molti i punti a favore di Massimiliano Gioni: italiano, in un momento in cui è più che mai importante rilanciare l'immagine del nostro paese (ma al tempo stesso indubbiamente personaggio di caratura internazionale), giovane (neppure quarantenne) e di riconosciute capacità manageriali. Caporedattore della edizione newyorkese di Flash Art dal 2000 al 2003, direttore artistico della fondazione Nicola Trussardi di Milano, fa parte dello staff dei curatori del New Museum of Contemporary Art di New York; nel suo curriculum anche la collaborazione a prestigiose manifestazioni quali Manifesta 5 e la stessa Biennale di Venezia nel 2003 (quella, peraltro non certo esaltante, curata da Francesco Bonami). Consensi pressocché unanimi dagli addetti ai lavori, scontato il dissenso di Vittorio Sgarbi. Sul "Corriere della Sera" Pierluigi Panza osserva che Gioni "è uno dei nostri migliori curatori, ma l’arte che propone sta per entrare in un travaglio che potrebbe costringerla a cedere il passo a qualcosa di diverso". Innegabile è infatti che abbia saputo interpretare con grande efficienza il trend dominante nelle grandi mostre internazionali, con quel tanto di spregiucatezza che ne sembra un indispensabile ingrediente (è un sostenitore della prima ora di Maurizio Cattelan); ma, a parte le riserve di principio su tale trend pur senza arrivare alle tesi estreme ma non eludibili del pamphlet di Jean Clair "L'inverno della cultura" (vedi intervista sul "Corriere della Sera"), è legittimo chiedersi quanto esso sia attualmente sostenibile e se l'attuale crisi economica globale non imponga qualche radicale ripensamento. Se si scambiano valori "artistici" alla stregua di titoli finanziari il rischio della bolla speculativa e del suo conseguente "scoppio" è sempre dietro l'angolo...
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