Qualche giorno riferivo su questo blog di un articolo di Tullio Gregory sulla retorica dell'inglese per tutti ( leggi l'articolo di Gregory sul Corriere della Sera ); interviene oggi sull'argomento -ancora sul Corriere della Sera Cesare Segre ( leggi l'articolo ), le cui osservazioni meritano attenzione : " È noto quanto sia scarsa in Italia la conoscenza delle lingue straniere" annota Segre "Basta sentire gli annunzi fatti nelle stazioni e all'interno dei treni o dei mezzi pubblici, per essere presi dallo sconforto.Il principale cambiamento intervenuto negli ultimi anni sta nel fatto che prima erano tre o quattro le lingue storpiate, ora è una sola, l'inglese. Insomma, un'unificazione linguistica sulla base dell'ignoranza. Perciò non si può apprendere se non con piacere che in qualche facoltà universitaria si faccia già lezione direttamente in inglese, almeno per certi corsi". Perciò ben venga la lingua inglese, sempre e comunque? Saggia la conclusione dell'articolo: "Nella furia di pretesa innovazione che sta strozzando il sapere umanistico, viene il timore che non si sappia distinguere fra la traduzione utilitaria, informativa, descrittiva, utile appunto a scopi pratici, e quella ad alta definizione, indispensabile per qualunque approfondimento di ordine culturale e storico-linguistico. Questo possibile errore di prospettiva significherebbe il sacrificio di qualunque ricerca umanistica progredita, e renderebbe l'uso dell'inglese un'esibizione di facciata. Realizzando un altro paradosso: concentriamo i nostri sforzi là dove la nostra soggezione verso l'estero è conseguenza inevitabile di un'inferiorità economica difficile da colmare; ci condanniamo invece a una sudditanza insensata in ambiti, come la ricerca umanistica, dove l'Europa, ma soprattutto l'Italia, godono di una riconosciuta superiorità. Pessimi esportatori, tra l'altro". Parole sante!
il blog di Manlio Onorato
Il blog di Manlio Onorato ... immagini, pensieri, divagazioni
Visualizzazione post con etichetta inglese. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta inglese. Mostra tutti i post
giovedì 22 marzo 2012
mercoledì 7 marzo 2012
La retorica dell'inglese per tutti
Non si può certo negare l'utilità della lingua inglese nel lavoro e più in generale nelle comunicazioni; comprensibile quindi che i progetti di riforma si preoccupino di diffonderne maggiormente la conoscenza a tutti i livelli dell'istruzione scolastica. Ma un articolo di Tullio Gregory apparso oggi sul "Corriere della Sera" (leggi l'articolo) mette in guardia dai rischi della "retorica dell'inglese per tutti ". "Mentre la conoscenza e la pratica della lingua italiana regredisce nelle nostre scuole medie e la capacità di comprendere un testo scritto è sempre più ridotta negli adulti" ammonisce Gregory "si apre il miraggio dell'inglese come lingua comune dalle scuole alberghiere all'università: tutti dovranno parlare inglese, i portieri d'albergo come i professori, almeno per i dottorati di ricerca". L'uso di tale lingua è assunto dall'Anvur, l'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario della ricerca, tra i parametri principali nella valutazione di "quello che, significativamente, è definito "prodotto", termine usato per indicare il risultato della ricerca scientifica [...] come se il valore della ricerca e dell'insegnamento dipendesse dalla lingua in cui si esprime". Del resto, sempre secondo l'Anvur, le pubblicazioni andrebbero valutate in gran parte sulla scorta del numero di citazioni collezionate nel giro di pochi anni (ed è chiaro che un articolo scritto in una lingua che molti conoscono ha più probabilità di essere letto; ma questo non è di per sè indice di maggiore qualità). "Cerchiamo di formare cittadini colti attraverso percorsi scolastici rigorosi" conclude Gregory "saranno migliori anche i "prodotti" per le imprese".
Iscriviti a:
Post (Atom)