“Nei miei dipinti non si tratta di dipingere la vita, ma di rendere viva la pittura”
Pierre Bonnard
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| Pierre Bonnard - "L'atelier della mimosa" - 1939 |
La frase di Bonnard è un ammonimento a non cercare nell'opera di un artista un riflesso della sua biografia; eppure, come negare la rilevanza delle dolorose vicende esistenziali e dell'angoscia nella pittura di Edvard Munch? Egli stesso rievoca l'origine del suo celebre capolavoro, “L'urlo”, e delle sue varianti: "Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all'improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad una palizzata. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c'erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura... e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura".
La contraddizione è solo apparente: “È prestando il suo corpo al mondo che il pittore trasforma il mondo in pittura” -scrive Maurice Merleau-Ponty – e i modi di tale trasformazione sono i più vari, come varia profondamente da persona a persona lo sguardo sulle cose.

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