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martedì 27 marzo 2012

"L'undicesimo giorno" di Francesca Ruth Brandes

L'editore Lieto Colle ha pubblicato nella Collana Blu "L'undicesimo giorno", il nuovo libro di poesie di Francesca Ruth Brandes .


[…] Siamo il nido di tutto e siamo l’uovo. Siamo l’universale concreto che pretende rispetto. Ricordo un passo di Simone Weil che mi è molto caro: C’è obbligo verso ogni essere umano, per il solo fatto che è un essere umano. Quest’obbligo non si fonda su nessuna situazione di fatto, su alcuna convenzione, quest’obbligo è eterno, risponde al destino eterno dell’essere. Per tutto questo, nel rumore inopportuno che percuote il nostro agire, dovremmo renderci conto che il potenziale di questo istante, di questo giorno faticoso, e talvolta sfiduciato, è altissimo. Profuma non solo di utopia, ma di concrete possibilità. […]
dalla prefazione di Francesca Ruth Brandes







Ciò che resta

Ho messo da parte
i tuoi passi un po’ stanchi

a bordo del canale
l
e bandiere di un rosso
sbiadito
dell’ultimo circolo
e il vino canaglia
del nostro discutere
cavo
la barca legata scrostata

dai pensieri.

Intorno sovrana
si gonfia la notte.

Ho messo da parte
i tuoi racconti
di personaggi storti
perduti anch'essi
scrostati dal salso
finiti nel vaso
del nostro narrare

li ho raccolti per l'alba.

E se ancora sogni
sul limitare dei cantieri
deserti
un esile suono di lotta
di sangue
vita che fiotta dalla gola
lascialo uscire per acqua
fino a Marghera.

domenica 15 gennaio 2012

Francesca Ruth Brandes

Dei versi di Francesca Ruth Brandes  ( vedi note biografiche ) amo il nitore capace di una tagliente precisione fatta di dolente sincerità e attenta selezione linguistica, ma al tempo stesso di accenti intensi e talora dolcissimi di autentico "Trasporto", non a caso titolo della più recente raccolta, pubblicata nel 2009 da Lieto Colle (editore di nicchia ben noto agli amanti della poesia per i suoi "libriccini da collezione", come lui stesso ama definirli). "Trasportare, trasportarsi, migrare." scrive l'autrice al termine della raccolta "Con il corpo, alla ricerca della terra, o comunque di un luogo in cui mettere radici. Con la testa, in quell'impercettibile sfasatura che chiamiamo indagine sul senso delle cose". Questa "legenda", acuta e penetrante, bruciante come una confessione, la riporta per intero Giuseppe Panella in una brillante recensione ( leggi ) della quale mi piace citare la conclusione: "Trovare le proprie radici e condurle con sé in fuga verso una nuova dimensione vitale rappresenta la condizione della scrittura felice. Trasporto nasce sotto il segno di questa aspirazione bigger than life: viaggiare fuggire sognare forse..."

VIAGGI

Che il trasporto
metta nei nervi il calore

rollare secco

che faccia leggeri
il piacere e l'azzardo
l'umile fatto

sospetto veleno
amaro

verde campo
ora si fa scura la terra
all'allungare delle ombre