
il blog di Manlio Onorato
Il blog di Manlio Onorato ... immagini, pensieri, divagazioni
venerdì 24 febbraio 2012
La deriva del relativismo: un articolo di Claudio Magris

martedì 21 febbraio 2012
L'agonia della Grecia
Non capisco granché di economia e di mercati, ma è indecente -sia pure dando per scontati gli errori di una classe politica irresponsabile e le disfunzioni di una società soffocata da clientelismo e corruzione- quello che l'Unione Europea, la Bce e il Fondo Monetario Internazionale stanno imponendo alla Grecia: condizioni pesantissime per un prestito che assai difficilmente un paese disastrato e già ora strozzato da una pesante recessione potrà ripagare. Stupisce e preoccupa la disattenzione se non addirittura il silenzio di tanti intellettuali "progressisti" di fronte a tale scempio: è questa l'Europa che vogliamo? La posta è altissima e non è retorica ricordare quanto la Grecia abbia dato al mondo occidentale. Su tali temi da tempo si interroga Gad Lerner sia nel programma di cui è il conduttore, "L'Infedele" che nel proprio blog (http://www.gadlerner.it/), andando oltre la nuda cronaca e coinvolgendo nelle sue riflessioni economisti, politici e studiosi di varia estrazione.domenica 19 febbraio 2012
Valentino Vago: "un viaggio verso l'infinito"
Si è da poco conclusa al Museo Diocesano di Milano la mostra antologica di Valentino Vago intitolata "Dal Visibile all'Invisibile: un viaggio verso l'infinito" ( leggi le recensioni di Flaminio Gualdoni e Renato Barilli ) con la presentazione del catalogo ragionato pubblicato da Skira ( vedi scheda editoriale ).
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| Ravello Porro, Chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, 2001-2002 |
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| senza titolo 1960 |
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| L.R. 166, 1991, olio su tela, cm 150 x 200 |
mercoledì 8 febbraio 2012
Antoni Tàpies se n'è andato
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| Antoni Tàpies |
Materia, segno, scrittura automatica: termini tutti legittimi per descrivere l'opera di Antoni Tàpies, ma insufficienti a cogliere l'incombente mistero delle sue opere, l'indecifrabile enigma dei suoi muri graffiati, delle croci e dei bianchi calcinati, dei neri fondi e delle tonalità cineree delle sue icone laiche. "Tàpies" scriveva ieri Vicenzo Trione sul Corriere della Sera (leggi l'articolo) "vuole portarsi al di là di ogni riconoscibilità, per intraprendere un viaggio dentro il «cuore oscuro» del mondo".
sabato 4 febbraio 2012
Allarme per le sorti della Cappella degli Scrovegni di Padova
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| Un particolare degli affreschi |
La notizia desta allarme. un auditorium di grandi dimensioni a 200 metri di distanza dalla cappella degli Scrovegni di Padova, universalmente nota per gli affreschi di Giotto, uno dei capolavori assoluti dell'arte di tutti i tempi. Italia Nostra ha lanciato un accorato appello firmato da numerosi studiosi di grande prestigio, quali Chiara Frugoni, Caro Ginzburg e Salvatore Settis (leggi articolo sul "Corriere del Veneto"). Ma la replica non si fa attendere: il Sindaco Zanonato non intende rinunciare al progetto (articolo di oggi sul "Corriere del Veneto" ). Come al solito non mancano autorevoli studi di fattibilità...ma ha senso correre un simile rischio?
venerdì 3 febbraio 2012
Il sasso nello stagno (II). Sarà Massimiliano Gioni il curatore della prossima Biennale di Venezia
Già da qualche tempo e soprattutto dopo la riconferma di Paolo Baratta alla Presidenza del CdA della Biennale di Venezia, circolava il suo nome come possibile nuovo direttore del settore Arti Visive e curatore della prossima edizione. Del resto erano molti i punti a favore di Massimiliano Gioni: italiano, in un momento in cui è più che mai importante rilanciare l'immagine del nostro paese (ma al tempo stesso indubbiamente personaggio di caratura internazionale), giovane (neppure quarantenne) e di riconosciute capacità manageriali. Caporedattore della edizione newyorkese di Flash Art dal 2000 al 2003, direttore artistico della fondazione Nicola Trussardi di Milano, fa parte dello staff dei curatori del New Museum of Contemporary Art di New York; nel suo curriculum anche la collaborazione a prestigiose manifestazioni quali Manifesta 5 e la stessa Biennale di Venezia nel 2003 (quella, peraltro non certo esaltante, curata da Francesco Bonami). Consensi pressocché unanimi dagli addetti ai lavori, scontato il dissenso di Vittorio Sgarbi. Sul "Corriere della Sera" Pierluigi Panza osserva che Gioni "è uno dei nostri migliori curatori, ma l’arte che propone sta per entrare in un travaglio che potrebbe costringerla a cedere il passo a qualcosa di diverso". Innegabile è infatti che abbia saputo interpretare con grande efficienza il trend dominante nelle grandi mostre internazionali, con quel tanto di spregiucatezza che ne sembra un indispensabile ingrediente (è un sostenitore della prima ora di Maurizio Cattelan); ma, a parte le riserve di principio su tale trend pur senza arrivare alle tesi estreme ma non eludibili del pamphlet di Jean Clair "L'inverno della cultura" (vedi intervista sul "Corriere della Sera"), è legittimo chiedersi quanto esso sia attualmente sostenibile e se l'attuale crisi economica globale non imponga qualche radicale ripensamento. Se si scambiano valori "artistici" alla stregua di titoli finanziari il rischio della bolla speculativa e del suo conseguente "scoppio" è sempre dietro l'angolo...venerdì 27 gennaio 2012
mercoledì 25 gennaio 2012
"Il simbolismo in Italia" a Padova a Palazzo Zabarella
| Pelizza da Volpedo - "La neve" |
Fino al 12 febbraio è aperta a Padova negli spazi di Palazzo Zabarella la mostra "Il simbolismo in Italia" a cura di Fernando Mazzocca e Carlo Sisi, cui Marco Vallora ha dedicato l'altro ieri un interessante articolo sul quotidiano "La Stampa" ( leggi l'articolo). "Non è ancora il saltimbanco picassiano, studiato da Starobinsky come allegoria del secolo novecentesco, primordiale e pauperista, alle soglie del circo ribaltato del cubismo di grado zero" scrive Vallora "ma certo anche il franante e polimorfo artista ipersensibile del tardo-Ottocento simbolista può esser considerato un acrobata, un funambolo della Metafisica". Merita davvero una visita la mostra, sia per la qualità delle opere esposte sia per il sapiente inquadramento del simbolismo italiano nel più vasto fenomeno europeo, che il titolo dell'articolo definisce nona caso "la culla visionaria della modernità". Ormai è del resto da qualche decennio almeno acquisita l'inattendibilità di una linea critica che vorrebbe far discendere tutta l'arte più innovativa del novecento dall'impressionismo; e del pari è acquisita la pluralità dei centri d'irradiazione del nuovo, non solo Parigi ma anche Vienna, Monaco (l'elenco potrebbe allungarsi non poco) e - in misura minore ma certo non trascurabile - anche Milano, che sarà non a caso di lì a poco culla del Futurismo.
Dino Formaggio (III)
In un post precedente (leggi) sottolineavo la rilevanza del tema della tecnica artistica nel pensiero filosofico di Dino Formaggio, tecnica analizzata non nei termini asfittici della precettistica di mestiere ma nella concretezza della elaborazione e trasformazione di stimoli, emozioni e materie attraverso la prassi corporea sensibile, come processo "di un conoscere facendo e di un fare conoscitivo", che proprio in quanto tale è "il lavoro dell'arte", ma anche liberazione del lavoro, essendone l'espressione più piena. Del resto Dino Formaggio aveva esperienza diretta dei processi immaginativi e realizzativi propri dell'arte, sottoposti poi al vaglio della speculazione intellettuale, essendo artista egli stesso di un certo talento, dissimulato spesso nelle forme di un arguto divertissement, assemblando e saldando ingranaggi, tondini e lamiere che d'incanto prendevano le sembianze di turgidi fiori surreali e personaggi, soprattutto l'amato Don Chisciotte, mettendo a frutto la sapienza artigiana appresa da adolescente; non a caso ricordava spesso con orgoglio le proprie origini operaie (aveva infatti iniziato a lavorare quattordicenne nelle officine meccaniche milanesi della Brown Boveri). Un verso dell'artista anarchico Giandante X ("Eterno Viandante tra i poveri e le stelle") gli inspirò nel 1993 la scultura di grandi dimensioni a fianco riprodotta, nella quale la razionalità della composizione e la saldezza costruttiva si aprono all'invenzione fantastica con accenti di delicata poesia.martedì 17 gennaio 2012
Fernando Pessoa: la dissoluzione dell'io
Marzio Breda oggi sul "Corriere della Sera" dedica un ampio articolo (vai all'articolo) al poeta portoghese Fernando Pessoa (1988-1935: leggi la biografia ) uno dei massimi scrittori del novecento, noto per il sistematico camuffamento della sua identità in una folla di eteronimi e non semplicemnte pseudonimi (cioè vere, autentiche personalità letterarie autonome, con stili e vicende biografiche diverse anche se immaginarie: ne sono state contate una cinquantina, dopo la scoperta casuale, otto anni dopo la sua morte, di un numero impressionante di testi compiuti e frammenti in un baule). Un'ansia metafisica di totalità che sfocia nella dissoluzione dell'io.Una delle sue poesie più celebri, Tabaccheria, inizia con i seguenti versi: "Non sono niente. / Non sarò mai niente. / Non posso voler essere niente. / A parte questo, ho dentro me tutti i sogni del mondo". La firmò - forse non a caso, essendo d'una straziante sincerità - con l'eteronimo Alvaro de Campos.
Quella di Pessoa è stata definita "letteratura della menzogna". Ma - per usare le parole di Pessoa - "Il poeta è un fingitore / Finge tanto completamente / Che giunge a fingere che è dolore / Il dolore che davvero sente" : nella menzogna della letteratura abita pur sempre la verità della poesia.
domenica 15 gennaio 2012
Francesca Ruth Brandes
Dei versi di Francesca Ruth Brandes ( vedi note biografiche ) amo il nitore capace di una tagliente precisione fatta di dolente sincerità e attenta selezione linguistica, ma al tempo stesso di accenti intensi e talora dolcissimi di autentico "Trasporto", non a caso titolo della più recente raccolta, pubblicata nel 2009 da Lieto Colle (editore di nicchia ben noto agli amanti della poesia per i suoi "libriccini da collezione", come lui stesso ama definirli). "Trasportare, trasportarsi, migrare." scrive l'autrice al termine della raccolta "Con il corpo, alla ricerca della terra, o comunque di un luogo in cui mettere radici. Con la testa, in quell'impercettibile sfasatura che chiamiamo indagine sul senso delle cose". Questa "legenda", acuta e penetrante, bruciante come una confessione, la riporta per intero Giuseppe Panella in una brillante recensione ( leggi ) della quale mi piace citare la conclusione: "Trovare le proprie radici e condurle con sé in fuga verso una nuova dimensione vitale rappresenta la condizione della scrittura felice. Trasporto nasce sotto il segno di questa aspirazione bigger than life: viaggiare fuggire sognare forse..."
VIAGGIChe il trasporto
metta nei nervi il calore
rollare secco
che faccia leggeri
il piacere e l'azzardo
l'umile fatto
sospetto veleno
amaro
verde campo
ora si fa scura la terra
all'allungare delle ombre
giovedì 12 gennaio 2012
A rischio l'Opificio delle Pietre Dure
La notizia è preoccupante: l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, uno dei più importanti centri di restauro del mondo, manca dei fondi per l'ordinario funzionamento ed opera ormai con un personale di 100 unità contro le 160 previste in organico, a causa del mancato turnover. A rischio anche la funzione di ricerca e formazione molto richiesta da altri istituti di restauro ed importanti musei italiani ed europei. Del problema si occupa oggi un articolo di Marco Gasperetti sul Corriere della Sera . ( vai all'articolo ) Qualche giorno fa l’assessore regionale alla cultura Cristina Scaletti ha chiesto un incontro urgente al ministro per i Beni e le Attività Culturali. Ci auguriamo qualche significativo risultato: la credibilità di uno stato non si valuta solo dallo spread, ma anche dalla capacità di tutelare la sopravvivenza e l'attività delle proprie istituzioni più prestigiose
martedì 10 gennaio 2012
Il sasso nello stagno (I). Transavanguardia: fu vera gloria?
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| Achille Bonito Oliva |
So bene che molti - o più realisticamente alcuni - troveranno a ridire sulle mie conclusioni (ammesso che leggano il mio modesto blog, che di certo non raggiunge i manzoniani "venticinque lettori"), contrapponendo cifre, documenti, dati "oggettivi"; ma non è forse lo stesso A.B.O. a sostenere - non ho il tempo di controllare la citazione, se non fosse vera è quantomeno verosimile - che "l'obbiettività è un dato improbabile, è una fiction" ?
Norman MacCaig
Penso a te
nei vari modi in cui la pioggia scende.
(sempre di più, con l’età,
odio le metafore – la loro rigidità
la loro inadeguatezza.)
A volte questi pensieri sono
pioggerellina, appena percettibile, niente
di più leggero:
a volte uno scroscio battente, una
solerte pulizia primaverile della mente:
a volte, un terribile temporale.
Sempre di più, con l’età,
odio le metafore,
amo la leggerezza,
temo i temporali.
(Traduzione di Andrea Sirotti)
venerdì 6 gennaio 2012
Dino Formaggio (II)
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| Dino Formaggio |
Villa Kerylos: il sogno di un archeologo
Rientrato da un breve viaggio in Costa Azzurra, torno a occuparmi del mio blog.
Théodore Reinach, rampollo di una ricca famiglia di banchieri originaria di Francoforte, era uomo di straordinaria erudizione, dedito soprattutto a studi di archeologia. A Beaulieu sur Mer fece costruire su progetto dell'architetto Emmanuel Pontremoli villa Kerylos, il tentativo di far rivivere in piena bella époque una villa greca dell'età ellenistica: sono sorprendenti la cura dei dettagli, il ricalco sapiente di modelli antichi, l'inserimento di alcuni reperti originali, le ingenose soluzioni per conciliare gusto archeologico e i confort della più aggiornata tecnologia dell'epoca. Sorprende soprattuto come tutto ciò venga risolto con suprema eleganza
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| villa Kerylos |
domenica 1 gennaio 2012
Patrimoni artistici in pericolo: le case dipinte dell'India
Questo sito è nato per condividere pensieri, emozioni e purtroppo talvolta anche preoccupazioni. Navigando in internet capita di imbattersi casualmente o spinti dalla curiosità in immagini affascinanti di luoghi ed opere della sensibilità e dell'ingegno umani che non vorremmo irrimediabilmente affidate alla memoria dei soli archivi.
Il sito di Repubblica segnala un prezioso patrimonio a rischio d'estinzione: le case dipinte nella regione indiana dello Shekhawati, tra il Rajastahan e il deserto pakistano. Centinaia di abitazioni signorili (haveli in lingua hindi) con una fitta decorazione pittorica che incuria e temperie rischiano di far scomparire per sempre.
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sabato 31 dicembre 2011
Addio 2011
Tra poche ore ci lasceremo alle spalle il 2011. Tralascio il lungo elenco di disastri, amarezze, delusioni e delle raggelanti incertezze prodotte da una crisi economico-finanziaria globale di cui non riusciamo ad immaginare l'esito: quel mesto elenco giornali e televisioni non ce l'hanno certo risparmiato e i tentativi di rammentare gli eventi lieti (pochi ahimé se confrontati con quelli tristi) appaiono per lo più goffi e appesantiti da un ottimismo di facciata che inevitabilmente suona falso, come le vacue promesse delle pubblicità. Da tempo non era così tragicamente presente alle nostre coscienze il dolore del mondo; mi auguro che i più abbiano imparato a non voltarsi sempre "dall'altra parte", per non vedere.
Ma mi auguro al tempo stesso che "nei fondi cieli" si sappiano cogliere nella "folla di figure" anche figure di luce che ci aiutino a vivere.
Nonostante tutto vi auguro un sereno anno nuovo e uno sguardo limpido.
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| Tundra, 2011- olio su tela cm 100x120 |
giovedì 29 dicembre 2011
Arte e finanza: Pierluigi Panza sul "Corriere della Sera"
Il Corriere della Sera pubblica oggi un interessante articolo di Pierluigi Panza sui rapporti tra arte e finanza. Lapidaria l'affermazione - opportunamente citata nell'articolo - di Mark C. Taylor della Columbia University: "Quando l'arte della finanza diventa la finanza d'arte, l'arte non è più solo una merce, ma è moneta di scambio per hedge fund e fondi di private equity; viene scambiata come qualsiasi altro strumento finanziario". Francamente - di questi tempi - non è certo rassicurante......
Pierluigi Panza pubblica un proprio blog, nel quale potrete trovare altri articoli
Dino Formaggio (I)
Sono trascorsi circa tre anni dalla
scomparsa di Dino Formaggio. Ho avuto la fortuna di conoscerlo e di apprezzarne non solo la grande statura intellettuale ma anche la disponibilità al dialogo ed il calore umano. A lui si deve una definizione di arte che segnò una svolta fondamentale nel campo dell'estetica.
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| Dino Formaggio |
“L'arte è tutto ciò che gli
uomini chiamano arte”:
definizione ormai celebre e citata non sempre a proposito, ma purtroppo talora con leggerezza e superficialità - trascurando o peggio
ignorandone il contesto argomentativo- al punto da essere fraintesa, sia da chi con supponenza la considera alla stregua di una
mera tautologia (e non lo è), sia da chi la ritiene piuttosto
un'espressione estrema di relativismo che tutto giustifica e tutto
legittima (e nemmeno questo era nelle intenzioni del filosofo). Era
piuttosto e tuttora è “l'unica definizione accettabile e verificabile
del concetto di arte”, l'unica
che dia concretamente ragione dei continui processi di azzeramento
e dissoluzione -per deflagrazione o progressiva estenuazione- e del
pari di sempre rinnovato inizio, con una vistosa e altrimenti
inspiegabile accelerazione nel cosiddetto “secolo breve”
da poco trascorso;
una
definizione che ha l'indiscutibile pregio di sottrarsi alle secche di retaggi idealistici ed è
soprattutto fondata su una rigorosa distinzione tra poetica,
che appartiene in pieno alla sfera dell'intenzionalità di
una modalità artistica specifica (di tendenza, di gruppo e in larga
misura persino individuale), critica,
con le sue finalità di commento e valutazione ed infine l'estetica,
come teoria generale della sensibilità e teoria speciale
dell'esperienza artistica,
prefigurandone l'approdo nell'ambito delle scienze umane.
Non è, dunque, possibile definire in astratto l'arte prescindendo dal contesto culturale che la riconosce e la legittima: l'arte è il suo concreto divenire.
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