il blog di Manlio Onorato

Il blog di Manlio Onorato ... immagini, pensieri, divagazioni

domenica 29 aprile 2012

Soltanto in sogno: la breve vita di Antonia Pozzi

"Grigna, settembre 1935"
"Il mio disordine. È in questo: che ogni cosa per me è una ferita attraverso cui la mia personalità vorrebbe sgorgare per donarsi ". Sono parole tratte dai Diari di Antonia Pozzi, di cui ricorre quest'anno il centesimo anniversario della nascita. Personalità complessa e sofferta, scelse la morte a soli 26 anni; la celebre italianista Maria Corti, che la conobbe negli anni dell'università, la definì "una di quelle piante di montagna che possono espandersi solo ai margini dei crepacci, sull'orlo degli abissi". Pubblicate postume nel '39, le poesie di Antonia Pozzi furono poi riproposte per interessamento di Eugenio Montale nella prestigiosa collana Lo specchio, dell'editore Mondadori, quale riconoscimento pieno della sua statura letteraria. Fino al 13 maggio una mostra a Riva del Garda riunisce documenti e fotografie della scrittrice, lasciate a Dino Formaggio ("Perché l'unico fratello della mia anima sei tu " si legge nel biglietto che accompagnava la busta che le conteneva), ulteriore testimonianza di una sensibilità che eccede la parola e l'immagine stessa; qualche mese dopo Antonia viene trovata agonizzante in un prato nei pressi dell'abbazia di Chiaravalle, avvelenata dai barbiturici.

La vita

Alle soglie d’autunno
in un tramonto
muto
scopri l’onda del tempo
e la tua resa
segreta
come di ramo in ramo
leggero
un cadere d’uccelli
cui le ali non reggono più.

18 agosto 1935




Soltanto in sogno. Lettere e fotografie per Dino Formaggio a cura di Giuseppe Sandrini, edizioni Alba Pratalia, Verona 2011
In questo libro sono riunite per la prima volta le appassionate lettere che Antonia Pozzi (1912-1938) inviò a Dino Formaggio, suo compagno di studi all'Università di Milano, negli ultimi due anni della sua vita, prima di morire suicida e di diventare, con la pubblicazione postuma di "Parole", una delle poetesse italiane più lette ed amate. A Dino Formaggio (1914-2008), destinato a una lunga e brillante carriera di filosofo dell'arte, Antonia affidò anche quella che considerava la sua più importante eredità: una busta piena di fotografie scattate nei suoi "luoghi dell'anima" (da Pasturo alle Dolomiti, dalla Liguria alle campagne lombarde), dietro alle quali scrisse delle didascalie che specificano impressioni, fantasie, sentimenti. Le lettere, quasi tutte inedite, sono pubblicate nel loro testo integrale e accompagnate da una scelta di 75 fotografie (riprodotte a colori per non perdere, nella stampa, le cromie d'epoca) che bene esprimono l'amore di Antonia per la natura e per le umili figure del lavoro umano: ne esce il ritratto veridico di un giovane donna in bilico tra la "fatica sacra" della poesia e l'urgere di una vita fortemente "sognata".

sabato 21 aprile 2012

Etica e scienza: un intervento di Dario Antiseri sul "Corriere della Sera"

Dario Antiseri
In un post dello scorso febbraio citavo un articolo di Claudio Magris sul "Corriere della Sera"  sulla "deriva del relativismo", spesso degradato a comodo opportunismo. Sulla stessa testata l'altro ieri Dario Antiseri sosteneva le ragioni di un equilibrato relativismo (vai all'articolo). Le due posizioni, più che essere antitetiche, sono complementari. Merita in particolare attenzione la rigorosa distinzione dei diversi domini dell'etica e della scienza: "La scienza sa, l'etica valuta. Molto può fare la ragione nell'etica, ma la cosa più importante che essa può fare in ambito etico sta nel farci comprendere che l'etica non è scienza. Esistono spiegazioni scientifiche e valutazioni etiche: non esistono spiegazioni etiche".

giovedì 12 aprile 2012

Tutta l'arte è contemporanea: Francesca Bonazzoli sul "Corriere della Sera"

Prendendo spunto dall'inaugurazione del MiArt , la fiera internazionale d'arte aperta da oggi a Milano e in particolare dalla distinzione tra arte moderna e contemporanea nella distribuzione dei settori espositivi di tale fiera, Francesca Bonazzoli sul "Corriere della Sera" sostiene che "quando Gino De Dominicis affermava che tutta l'arte è contemporanea non faceva che rimarcare quello che ogni artista ben sa: che cioè tutta l'arte nasce dall'arte" [...] Gli storici potranno separare, dividere, incasellare, ma il farsi del'arte è sempre, e non altrimenti, che contemporaneo [...] Non è forse arte ciò che è nel mondo sempre aperto al moltiplicarsi del suo senso? Ciò che non resta confinato in un tempo circoscritto e assoluto ma continua a rinnovarsi in una contemporaneità di segni? E non è questo tanto antico, quanto moderno e contemporaneo?".
Che dire però quando l'arte (o presunta tale) si riduce a un mero valore di scambio confinato nel tempo circoscritto di una compravendita di titoli finanziari?

leggi anche i miei post del  29.12.2011 e del 5.4.2012

giovedì 5 aprile 2012

Il sasso nello stagno (III). Damien Hirst e il pallino dell'arte

La prestigiosa Tate Modern di Londra dedica una grande retrospettiva a Damien Hirst, il più celebre degli Young British Artists lanciati alla fine degli anni 80 da Charles Saatchi (contitolare di un prestigioso studio pubblicitario, collezionista e gallerista).

 
Damien Hirst riesce sempre a far parlare di sé: e dopo gli squali e i vitelli in formaldeide e il famoso teschio tempestato di diamanti e poco prima della grande mostra alla Tate (i tempi non credo siano casuali...) ha esposto, contemporaneamente in tutte le undici gallerie di Larry Gagosian disseminate per il mondo, la serie completa dei suoi Spot Paintings, realizzati dal 1986 al 2011 ed eseguiti materialmente da un folto stuolo di collaboratori. Robert Storr, critico ed artista, rettore della Yale School of Art e Direttore dell'esposizione d'arte della 52a Biennale di Venezia nel 2007, è stato categorico: si tratterebbe di dipinti che "senza alcuna finezza pittorica ripetono su sfondo bianco opaco dei dischi da catalogo di colori -solo un pallido ricordo delle complesse reti policrome di Ellsworth Kelly, Gerhard Richter e altri modernisti [...] non hanno in realtà nulla a che fare con l'arte, a nessun livello. Hanno però molto a che fare con il tentativo di attrarre clienti pieni di soldi che non riescono a trovare strumenti finanziari interessanti per parcheggiare o investire rapidamente il loro denaro. Offrendone la serie completa, Hirst ha dato ai suoi Spot Paintings il carattere di arte industriale certificata, di un'emissione di azioni relativamente limitate e prontamente negoziabili, redimibili presso la Banca Gagosian, ben accolte dalle case d'asta in tutto il mondo". In definitiva un esempio lampante della fagocitante finanziarizzazione dell'economia a tal punto ramificata da poter parlare ormai di "finanziarizzazione dell'arte".

sabato 31 marzo 2012

La scomparsa di Antonio Tabucchi

Antonio Tabucchi
Qualche giorno fa è morto Antonio Tabucchi, uno scrittore che amo particolarmente per la malìa sottile della sua arte narrativa, ma anche per la raffinata cultura e la sua vena di polemista, schierato all'occorrenza ma sempre indipendente; si è spento nella "sua" Lisbona, la città di Pessoa, che ha il merito di aver fatto conoscere a tanti lettori, in uno scambio continuo e fecondo tra invenzione poetica e critica letteraria, fino a immaginare egli stesso "Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa" (è questo infatti il titolo di un suo racconto pubblicato nel 1994); sul letto di morte lo scrittore portoghese dialoga con i fantasmi di una vita intera, gli eteronimi tra i quali si sono consumate esistenze letterarie più vere di quelle reali. Credo che il senso profondo della testimonianza umana ed artistica di Tabucchi sia nelle pagine conclusive di "Notturno indiano": Roux, il protagonista e narratore, cerca in India le tracce dell'amico Xavier, da tempo disperso, e dopo un viaggio che è anche e soprattutto un'avventura dello spirito, rinuncia a cercare l'amico che non vuol essere ritrovato.

martedì 27 marzo 2012

"L'undicesimo giorno" di Francesca Ruth Brandes

L'editore Lieto Colle ha pubblicato nella Collana Blu "L'undicesimo giorno", il nuovo libro di poesie di Francesca Ruth Brandes .


[…] Siamo il nido di tutto e siamo l’uovo. Siamo l’universale concreto che pretende rispetto. Ricordo un passo di Simone Weil che mi è molto caro: C’è obbligo verso ogni essere umano, per il solo fatto che è un essere umano. Quest’obbligo non si fonda su nessuna situazione di fatto, su alcuna convenzione, quest’obbligo è eterno, risponde al destino eterno dell’essere. Per tutto questo, nel rumore inopportuno che percuote il nostro agire, dovremmo renderci conto che il potenziale di questo istante, di questo giorno faticoso, e talvolta sfiduciato, è altissimo. Profuma non solo di utopia, ma di concrete possibilità. […]
dalla prefazione di Francesca Ruth Brandes







Ciò che resta

Ho messo da parte
i tuoi passi un po’ stanchi

a bordo del canale
l
e bandiere di un rosso
sbiadito
dell’ultimo circolo
e il vino canaglia
del nostro discutere
cavo
la barca legata scrostata

dai pensieri.

Intorno sovrana
si gonfia la notte.

Ho messo da parte
i tuoi racconti
di personaggi storti
perduti anch'essi
scrostati dal salso
finiti nel vaso
del nostro narrare

li ho raccolti per l'alba.

E se ancora sogni
sul limitare dei cantieri
deserti
un esile suono di lotta
di sangue
vita che fiotta dalla gola
lascialo uscire per acqua
fino a Marghera.

lunedì 26 marzo 2012

I "Giardini di luce" di Joaquin Sorolla

Ha ragione Marco Vallora, recensendo la mostra di Joaquin Sorolla (1863-1923) al Palazzo dei Diamanti di Ferrara  -la prima in Italia- nel sostenere che, se " uno citasse oggi, in un articolo, il suo pur rilevante nome, quale riferimento imprescindibile di quel passaggio storico tra la Belle Epoque e la Modernità (accanto ai più persistenti Boldini, Tissot, Whistler, Zorn e Sargent) rischia di passare per snob, alla ricerca di nomi preziosi, ormai muti ai più. Mentre al tempo, invece, a Biennali e Quadriennali, era popolarissimo ed influente. Ma lo era per una pittura fluida, rutilante, mondaneggiante e mediterranea, di cui qui non c’è quasi più traccia" (leggi l'articolo).  Sorolla era certamente un artista di successo, alieno da radicalismi e  sperimentalismi che pure sembrerebbero stuzzicarlo; ma questa mostra, dedicata  alla produzione tarda (in buona parte contemporanea a cubismo e futurismo) e più intima, incentrata su quei "Giardini di luce" evocati dal titolo (quelli dell'Andalusia e poi quello della casa di Madrid) è un'autentica festa per gli occhi, godibilissima e peraltro assai più vicina alla nostra sensibilità delle opere che ne decretarono il successo. La pennellata, fluida e mobilissima, si concede in queste tele una straordinaria libertà, ma soprattutto colpisce ed affascina la luminosità palpitante che sembra irradiare dal supporto; ed è proprio questo debordare della luce il fulcro di tanta della migliore pittura del novecento... 

giovedì 22 marzo 2012

Ancora sulla retorica dell'inglese per tutti

Qualche giorno riferivo su questo blog di un articolo di Tullio Gregory sulla  retorica dell'inglese per tutti ( leggi l'articolo di Gregory sul Corriere della Sera ); interviene oggi sull'argomento -ancora sul Corriere della Sera Cesare Segre ( leggi l'articolo ), le cui osservazioni meritano attenzione : " È noto quanto sia scarsa in Italia la conoscenza delle lingue straniere" annota Segre "Basta sentire gli annunzi fatti nelle stazioni e all'interno dei treni o dei mezzi pubblici, per essere presi dallo sconforto.Il principale cambiamento intervenuto negli ultimi anni sta nel fatto che prima erano tre o quattro le lingue storpiate, ora è una sola, l'inglese. Insomma, un'unificazione linguistica sulla base dell'ignoranza. Perciò non si può apprendere se non con piacere che in qualche facoltà universitaria si faccia già lezione direttamente in inglese, almeno per certi corsi". Perciò ben venga la lingua inglese, sempre e comunque? Saggia la conclusione dell'articolo: "Nella furia di pretesa innovazione che sta strozzando il sapere umanistico, viene il timore che non si sappia distinguere fra la traduzione utilitaria, informativa, descrittiva, utile appunto a scopi pratici, e quella ad alta definizione, indispensabile per qualunque approfondimento di ordine culturale e storico-linguistico. Questo possibile errore di prospettiva significherebbe il sacrificio di qualunque ricerca umanistica progredita, e renderebbe l'uso dell'inglese un'esibizione di facciata. Realizzando un altro paradosso: concentriamo i nostri sforzi là dove la nostra soggezione verso l'estero è conseguenza inevitabile di un'inferiorità economica difficile da colmare; ci condanniamo invece a una sudditanza insensata in ambiti, come la ricerca umanistica, dove l'Europa, ma soprattutto l'Italia, godono di una riconosciuta superiorità. Pessimi esportatori, tra l'altro". Parole sante!

domenica 18 marzo 2012

L'altro ieri è stato presentato alla Biblioteca Civica "Giovanni Lovato" di Lonigo il libro "Parlami di filosofia" di Eliano Zigiotto, per il quale ho realizzato alcuni disegni


mercoledì 14 marzo 2012

Il paesaggio incantato

Ho approfittato del mio breve soggiorno a Francoforte per visitare allo Staedel Museum la mostra "Claude Lorrain. Il paesaggio incantato", aperta fino al 6 maggio.

Claude Lorrain - "Noli me tangere" - 1681

Un paesaggio inventato, scenario di episodi tratti da miti, poemi e testi sacri, ma inondato di una luce palpitante catturata in innumerevoli schizzi dal vero: una visione ideale che si nutre di emozioni autentiche. Emerge una sensibilità affatto nuova che lo porta a superare progressivamente l'impianto scenografico delle opere giovanili; dal classicismo carraccesco e dal magistero di Poussin, attraverso Agostino Tassi, l'artista sembra gettare un ponte verso romanticismo e impressionismo. Si deve probabilmente soprattutto a Lorrain l'affermarsi della moderna idea di paesaggio.

mercoledì 7 marzo 2012

La retorica dell'inglese per tutti

Non si può certo negare l'utilità della lingua inglese nel lavoro e più in generale nelle comunicazioni; comprensibile quindi che i progetti di riforma si preoccupino di diffonderne maggiormente  la conoscenza a tutti i livelli dell'istruzione scolastica. Ma un articolo di Tullio Gregory apparso oggi sul "Corriere della Sera" (leggi l'articolo) mette in guardia dai rischi della "retorica dell'inglese per tutti ". "Mentre la conoscenza e la pratica della lingua italiana regredisce nelle nostre scuole medie e la capacità di comprendere un testo scritto è sempre più ridotta negli adulti" ammonisce Gregory "si apre il miraggio dell'inglese come lingua comune dalle scuole alberghiere all'università: tutti dovranno parlare inglese, i portieri d'albergo come i professori, almeno per i dottorati di ricerca". L'uso di tale lingua è assunto dall'Anvur, l'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario della ricerca,  tra i parametri principali nella valutazione di "quello che, significativamente, è definito "prodotto", termine usato per indicare il risultato della ricerca scientifica [...] come se il valore della ricerca e dell'insegnamento dipendesse dalla lingua in cui si esprime". Del resto, sempre secondo l'Anvur, le pubblicazioni andrebbero valutate in gran parte sulla scorta del numero di citazioni collezionate nel giro di pochi anni (ed è chiaro che un articolo scritto in una lingua che molti conoscono ha più probabilità di essere letto; ma questo non è di per sè indice di maggiore qualità). "Cerchiamo di formare cittadini colti attraverso percorsi scolastici rigorosi" conclude Gregory "saranno migliori anche i "prodotti" per le imprese".

venerdì 2 marzo 2012

10.3.2012

Tra pochi giorni, sabato 10 marzo, inaugurerò la mia mostra a Francoforte, già annunciata in un post lo scorso dicembre.
L'opera riprodotta sull'invito ha lo stesso titolo del mio blog: "Nei fondi cieli"...


venerdì 24 febbraio 2012

La deriva del relativismo: un articolo di Claudio Magris

Ben venga un sano relativismo quale antitodo all'intolleranza, i fondamentalismi d'ogni genere e il fanatismo; ma esso non di rado si degrada ad indifferenza etica e cinico opportunismo. Sul tema interviene Claudio Magris in un articolo apparso ieri sul Corriere della Sera. "Il relativismo, correttamente inteso" sostiene Magris "non è la negazione della verità e men che meno del significato e della necessità della sua ricerca [...]  Ma c'è un altro relativismo che oggi detta legge come un dogma pacchiano, rinunciando a priori a cercare - certo a tentoni, perché nell'esistenza umana non è possibile altrimenti - una qualsiasi verità; rinunciando ad affermare qualsiasi valore, ponendo tutte le scelte morali sullo stesso piano". Sono differenze sostanziali sulle quali bisognerebbe riflettere più spesso...
 

martedì 21 febbraio 2012

L'agonia della Grecia

Non capisco granché di economia e di mercati, ma è indecente -sia pure dando per scontati gli errori di una classe politica irresponsabile e le disfunzioni di una società soffocata da clientelismo e corruzione- quello che l'Unione Europea, la Bce e il Fondo Monetario Internazionale stanno imponendo alla Grecia: condizioni pesantissime per un prestito che assai difficilmente un paese disastrato e già ora strozzato da una pesante recessione potrà ripagare. Stupisce e preoccupa la disattenzione se non addirittura il silenzio di tanti intellettuali "progressisti" di fronte a tale scempio: è questa l'Europa che vogliamo? La posta è altissima e non è retorica ricordare quanto la Grecia abbia dato al mondo occidentale. Su tali temi da tempo si interroga Gad Lerner sia nel programma di cui è il conduttore, "L'Infedele" che nel proprio blog (http://www.gadlerner.it/), andando oltre la nuda cronaca e coinvolgendo nelle sue riflessioni economisti, politici e studiosi di varia estrazione.

domenica 19 febbraio 2012

Valentino Vago: "un viaggio verso l'infinito"

Si è da poco conclusa al Museo Diocesano di Milano la mostra antologica di Valentino Vago intitolata "Dal Visibile all'Invisibile: un viaggio verso l'infinito" ( leggi le recensioni di Flaminio Gualdoni e Renato Barilli ) con la presentazione del catalogo ragionato pubblicato da Skira ( vedi scheda editoriale ).


Ravello Porro, Chiesa parrocchiale
dei Santi Pietro e Paolo, 2001-2002
senza titolo 1960
Non ha ancora trent'anni Valentino Vago quando, intorno al 1960, compie le scelte sulle quali, sia pure inizialmente con dubbi e ripensamenti ma nel volgere di qualche anno con crescente determinazione, si incardina tutta la sua successiva produzione artistica: d'ora in avanti per lui la pittura sarà  l'esplorazione di spazi di una totale alterità rispetto all'esperienza quotidiana, epifania luminosa d'intensa, stupefatta spiritualità che tenderà sempre più ad una progressiva smaterializzazione. L'approdo all'arte sacra si compie infine con naturalezza accogliendo -e anche caparbiamente cercando- la sfida di superfici di grande, talora immensa estensione, nella quale spesso riferimenti a brani celebri della grande tradizione artistica italiana sono riassorbiti nel tessuto di assonanze e musicali contrasti cromatici senza alterarne la coerenza, rivelando anzi come l'aniconicità della pittura di Vago di quella tradizione si nutra non meno che del lascito delle avanguardie storiche e dell'astrattismo d'oltre oceano: certi rosa e certi azzurri non sono forse memori del Beato Angelico?

L.R. 166, 1991, olio su tela, cm 150 x 200

mercoledì 8 febbraio 2012

Antoni Tàpies se n'è andato

Antoni Tàpies
Materia, segno, scrittura automatica: termini tutti legittimi per descrivere l'opera di Antoni Tàpies, ma insufficienti a cogliere l'incombente mistero delle sue opere, l'indecifrabile enigma dei suoi muri graffiati, delle croci e dei bianchi calcinati, dei neri fondi e delle tonalità cineree delle sue icone laiche. "Tàpies" scriveva ieri Vicenzo Trione sul Corriere della Sera (leggi l'articolo) "vuole portarsi al di là di ogni riconoscibilità, per intraprendere un viaggio dentro il «cuore oscuro» del mondo".

sabato 4 febbraio 2012

Allarme per le sorti della Cappella degli Scrovegni di Padova


Un particolare degli affreschi
La notizia desta allarme. un auditorium di grandi dimensioni a 200 metri di distanza dalla cappella degli Scrovegni di Padova, universalmente nota per gli affreschi di Giotto, uno dei capolavori assoluti dell'arte di tutti i tempi. Italia Nostra ha lanciato un accorato appello firmato da numerosi studiosi di grande prestigio, quali Chiara Frugoni, Caro Ginzburg e Salvatore Settis (leggi articolo sul "Corriere del Veneto"). Ma la replica non si fa attendere: il Sindaco Zanonato non intende rinunciare al progetto (articolo di oggi sul "Corriere del Veneto" ). Come al solito non mancano autorevoli studi di fattibilità...ma ha senso correre un simile rischio?

venerdì 3 febbraio 2012

Il sasso nello stagno (II). Sarà Massimiliano Gioni il curatore della prossima Biennale di Venezia

Già da qualche tempo e soprattutto dopo la riconferma di Paolo Baratta alla Presidenza del CdA della Biennale di Venezia, circolava il suo nome come possibile nuovo direttore del settore Arti Visive e curatore della prossima edizione. Del resto erano molti i punti a favore di Massimiliano Gioni: italiano, in un momento in cui è più che mai importante rilanciare l'immagine del nostro paese (ma al tempo stesso indubbiamente personaggio di caratura internazionale), giovane (neppure quarantenne) e di riconosciute capacità manageriali. Caporedattore della edizione newyorkese di Flash Art dal 2000 al 2003, direttore artistico della fondazione Nicola Trussardi di Milano, fa parte dello staff dei curatori del New Museum of Contemporary Art di New York; nel suo curriculum anche la collaborazione a prestigiose manifestazioni quali Manifesta 5 e la stessa Biennale di Venezia nel 2003 (quella, peraltro non certo esaltante, curata da Francesco Bonami). Consensi pressocché unanimi dagli addetti ai lavori, scontato il dissenso di Vittorio Sgarbi. Sul "Corriere della Sera" Pierluigi Panza osserva che Gioni "è uno dei nostri migliori curatori, ma l’arte che propone sta per entrare in un travaglio che potrebbe costringerla a cedere il passo a qualcosa di diverso". Innegabile è infatti che abbia saputo interpretare con grande efficienza il trend dominante nelle grandi mostre internazionali, con quel tanto di spregiucatezza che ne sembra un indispensabile ingrediente (è un sostenitore della prima ora di Maurizio Cattelan); ma, a parte le riserve di principio su tale trend pur senza arrivare alle tesi estreme ma non eludibili del pamphlet di Jean Clair "L'inverno della cultura" (vedi intervista sul "Corriere della Sera"), è legittimo chiedersi quanto esso sia attualmente sostenibile e se l'attuale crisi economica globale non imponga qualche radicale ripensamento. Se si scambiano valori "artistici" alla stregua di titoli finanziari il rischio della bolla speculativa e del suo conseguente "scoppio" è sempre dietro l'angolo...

mercoledì 25 gennaio 2012

"Il simbolismo in Italia" a Padova a Palazzo Zabarella


Pelizza da Volpedo - "La neve"
Fino al 12 febbraio è aperta a Padova negli spazi di Palazzo Zabarella la mostra "Il simbolismo in Italia" a cura di Fernando Mazzocca e Carlo Sisi, cui Marco Vallora ha dedicato l'altro ieri un interessante articolo sul quotidiano "La Stampa" ( leggi l'articolo). "Non è ancora il saltimbanco picassiano, studiato da Starobinsky come allegoria del secolo novecentesco, primordiale e pauperista, alle soglie del circo ribaltato del cubismo di grado zero" scrive Vallora "ma certo anche il franante e polimorfo artista ipersensibile del tardo-Ottocento simbolista può esser considerato un acrobata, un funambolo della Metafisica". Merita davvero una visita la mostra, sia per la qualità delle opere esposte sia per il sapiente inquadramento del simbolismo italiano nel più vasto fenomeno europeo, che il titolo dell'articolo definisce nona caso "la culla visionaria della modernità". Ormai è del resto da qualche decennio almeno acquisita l'inattendibilità di una linea critica che vorrebbe far discendere tutta l'arte più innovativa del novecento dall'impressionismo; e del pari è acquisita la pluralità dei centri d'irradiazione del nuovo, non solo Parigi ma anche Vienna, Monaco (l'elenco potrebbe allungarsi non poco) e - in misura minore ma certo non trascurabile - anche Milano, che sarà non a caso di lì a poco culla del Futurismo.