il blog di Manlio Onorato
Il blog di Manlio Onorato ... immagini, pensieri, divagazioni
domenica 27 gennaio 2013
Giornata della memoria
Il dovere della memoria è più che mai pressante oggi in un' Europa percorsa da populismo e xenofobia: pensare che ciò non ci riguardi è già un forma tacita di complicità.
domenica 13 gennaio 2013
L'opera al nero di Alberto Burri
Con
evidente allusione all'alchimia e all'omonimo libro di Marguerite Yourcenar si intitola “Opera
al nero”
la rassegna, aperta fino al 31 marzo alla Galleria dello Scudo di
Verona, di una trentina di opere di Alberto Burri realizzate dal 1972
al 1992, caratterizzate non solo dalla monocromia ma anche
dall'utilizzo del medesimo materiale, il cellotex, un impasto di
segatura e colla pressate, spesso impiegato dall'artista.
mercoledì 2 gennaio 2013
Ville Venete sotto assedio
Qualche giorno fa Gian Antonio Stella ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo dal titolo tristemente eloquente ("Assedio alle ville venete. I gioielli sotto il cemento"), corredato di cifre allarmanti: invito quanti seguono questo blog a leggerlo attentamente. Il vincolo monumentale cui gli edifici sono sottoposti, infatti, raramente si estende al territorio circostante, che andrebbe invece tutelato insieme ai manufatti architettonici. La foto che da quell'articolo ho tratto è emblematica di un territorio ferito e gravemente compromesso: in fondo, sotto il puntino rosso Villa Trissino Giustiniani a Montecchio Maggiore in provincia di Vicenza, in primo piano un silos agricolo. Esempi del genere sono numerosi purtroppo nel Veneto.
mercoledì 26 dicembre 2012
Hannelore Baron
Dedico questo post a un'artista che ho imparato a conoscere navigando in internet; "nei fondi cieli" le figure dell'arte si rivelano a noi con l'urgenza dell'autenticità.
Nata nel 1926 a Dillingen (Germania), Hannelore Baron visse sulla propria pelle il trauma delle persecuzioni razziali: il piccolo negozio di tessuti del padre e l'abitazione furono distrutti dai nazisti nel '39. Riuscì fortunatamente ad espatriare e nel '41 si stabilì a New York con la famiglia. La sua vena artistica più autentica si manifestò verso i quarant'anni quando iniziò a realizzare con vari materiali di recupero collages e assemblages, generalmente di piccole dimensioni, nei quali l'orrore, le ansie, le depressioni, la rabbia anche (lei stessa rivendicava la sua partecipazione attraverso l'arte alle proteste che scuotevano gli Stati Uniti alla fine degli anni sessanta) trovavano sofferta espressione, ma anche accenti di delicata, intima poesia.
Hannelore Baron morì di cancro nel 1987. Sue opere figurano nelle collezioni di alcuni dei più importanti musei americani; le dedicò una mostra postuma anche il Solomon Guggenheim Museum di New York.
Due personali sono attualmente allestite fino al 12 gennaio alla Leslie Feely Fine Art di New York e fino al 19 gennaio alla Manny Silverman gallery di Los Angeles.
lunedì 24 dicembre 2012
giovedì 6 dicembre 2012
Ma è poi vero che con la cultura non si mangia?
Vaste aree minerarie dismesse e degradate, una disoccupazione altissima, un reddito pro-capite tra i più bassi dell'intera nazione; per rilanciare la cittadina di Lens e il territorio circostante lo stato francese e la regione del Nord Pas de Calais hanno investito somme enormi nella costruzione di un museo, sede staccata del Louvre. Progettato da un team di architetti giapponesi, appena inaugurato dal presidente François Hollande, che l'ha definito “una folle scommessa e un esempio riuscito di decentralizzazione e di valorizzazione del territorio, passando per la cultura”sarà aperto al pubblico il prossimo 12 dicembre. Quando nel 2004 il Louvre decise di aprire una nuova sede fu compilato un elenco di aree in grave crisi economica che proprio da tale insediamento avrebbero potuto trovare l'occasione di un rilancio, secondo una formula già sperimentata con successo a Bilbao con il Museo Guggenheim: la scelta cadde su Lens, centro minerario decaduto. Il nuovo museo è destinato ad ospitare a rotazione circa duecento opere provenienti dalla sede parigina, compresi capolavori di rilevanza assoluta, e inoltre mostre temporanee (la prima è dedicata al Rinascimento). Sono già numerose le richieste di nuove licenze per bar, ristoranti, alberghi ed è previsto l'arrivo di almeno mezzo milione di turisti all'anno. “E noi qui, malinconici, a guardare" commenta Gian Antonio Stella in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera "E ad ascoltare tutti i giorni il solito ritornello: c'è la crisi, bisogna tagliare, con la cultura non si mangia..."venerdì 30 novembre 2012
Amore e desiderio
Probabilmente l'uomo è condannato a una perenne insoddisfazione, se è vero il celebre aforisma di Marcel Proust: "Si ama solo ciò che non si possiede del tutto". Ci affascina soprattutto ciò che non abbiamo e ci sfugge o abbiamo già perso. Per usare ancora le parole del celebre scrittore, "i veri paradisi sono i paradisi perduti".sabato 10 novembre 2012
Ha quattrocento anni il Vocabolario della Crusca
Si sono recentemente celebrati i quattrocento anni del Vocabolario della Crusca, edito nel 1612 dall'omonima accademia fiorentina; all'epoca, come puntualizza Cesare Segre in un articolo sul Corriere della Sera ,"nessuna delle grandi lingue moderne aveva un vocabolario in cui fosse depositato l'assieme delle parole e dei modi di dire che costituiscono ciascuna lingua [...] Ma cos'è un vocabolario o dizionario? Oggi lo sappiamo tutti, e sappiamo come lo si usa. Sappiamo che di ogni lemma il vocabolario illustra il significato, o i vari significati; che le reggenze di parole e verbi sono indicate nel seguito della voce, e così via. Ma tutto questo dovettero inventarselo gli accademici della Crusca". Particolare significativo: quel primo vocabolario, ideato e realizzato a Firenze, fu dato alle stampe a Venezia, quasi a rappresentare un'identità della cultura italiana capace di superare confini che sarebbero caduti dopo oltre due secoli (nel 1866, con l'annessione del Veneto al Regno d'Italia proclamato cinque anni prima).
Tra tradizione e innovazione l'Accademia ha saputo stare al passo dei tempi; con il titolo "Accademia 2.0: sbarca su Facebook e Youtube " un articolo sul quotidiano fiorentino La Nazione illustra i progetti per potenziare la presenza sul web dell'antica istituzione, che già dispone di un proprio sito.
sabato 27 ottobre 2012
"Nasciamo, per così dire, provvisoriamente..."
Il 26 dicembre scorso inauguravo questo blog nel segno di Rainer Maria Rilke, da un cui verso avevo ricavato il titolo. Del grande poeta voglio ora ricordare una frase che andrebbe meditata con attenzione in quest'epoca di inquietanti quanto improbabili miti identitari privi di fondamento storico e al tempo stesso di false e mutevoli identità raccattate secondo la convenienza del momento. Quanta sofferta e profonda verità, all'opposto, nelle ispirate parole di Rilke!
"Nasciamo, per così dire, provvisoriamente, da qualche parte; soltanto a poco a poco andiamo componendo in noi il luogo della nostra origine, per nascervi dopo, e ogni giorno più definitivamente".
domenica 21 ottobre 2012
Il passo discreto di Robert Walser
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| Robert Walser |
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Soggiorno in una casa di campagna è il titolo di una raccolta di saggi di Winfried Georg Sebald pubblicata recentemente da Adelphi, tra i quali spicca quello dedicato a Robert Walser; è a quel saggio che Pietro Citati dedica gran parte della sua recensione del libro sul Corriere della Sera : "Il suo legame con il mondo" scrive Citati di Walser " fu dei più labili. Non giunse mai a stabilirsi da nessuna parte: non poté mai disporre di qualcosa di suo, fosse pure l’oggetto più insignificante. Non ebbe mai una casa. Non abitò mai a lungo nello stesso luogo: non possedeva un solo arredo proprio. Aveva due vestiti: un abito buono e quello per tutti giorni. Non aveva libri, nemmeno quelli che aveva scritto. Ciò che leggeva lo prendeva a prestito. Scriveva su carta di seconda mano".
Anarchico e mite sognatore, Walser era l'emblema gentile e indifeso della precarietà, autore di pagine di sommessa e indicibile leggerezza. Camminatore instancabile, attraversò il mondo in punta di piedi, quasi volesse far dimenticare la sua presenza; internato nel sanatorio di Herisau, non volle allontanarsene dopo l'avvenuta guarigione e vi rimase per oltre vent'anni senza scrivere più nulla. Morì durante una passeggiata sulla neve il 25 dicembre 1956.
“Lei non crederà assolutamente possibile che in una placida passeggiata del genere io m’imbatta in giganti, abbia l’onore d’incontrare professori, visiti di passata librai e funzionari di banca, discorra con cantanti e con attrici, pranzi con signore intellettuali, vada per boschi, imposti lettere pericolose e mi azzuffi fieramente con sarti perfidi e ironici. Eppure ciò può avvenire, e io credo che in realtà sia avvenuto.”
"La passeggiata", edizioni Adelphi
martedì 9 ottobre 2012
Vivere sotto assedio
Le foto di Gigi Riva , all'epoca inviato del quotidiano "Il Giorno" e attualmente giornalista del settimanale "L'Espresso", esposte in una mostra a Roma nell'ambito della manifestazione Fotoleggendo ripropongono una pagina dolorosa della nostra recente storia.
"Non sono un fotografo ma un giornalista. Se durante l'assedio di Sarajevo ho deciso di scattare alcuni rullini è perché ero ossessionato dal paragone col ghetto di Varsavia di cui esisteva solo la fortuita documentazione di un dilettante" scrive Riva nel catalogo "Dalle foto spero che emerga, assieme alla disperazione, anche l’estrema dignità di quegli abitanti che decisero di non piegare la testa e di simulare la normalità come forma di resistenza ".
sabato 6 ottobre 2012
Nominato il commissario del padiglione italiano alla Biennale di Venezia
Finalmente è stato nominato dal ministro per i Beni e le Attività Culturali Lorenzo Ornaghi il curatore del padiglione italiano alla prossima Biennale di Venezia: è Bartolomeo Pietromarchi, direttore del Macro di Roma. Lo ha intervistato per il quotidiano La Stampa Marco Vallora ( leggi l'intervista ), che tiene a precisare come tale nomina sia avvenuta "nel condivisibile silenzio preparatorio d’un attento esame dei vari progetti, presentati da una rosa di prescelti: apprezzabile neo-metodo non tutto-italiano". Dalle sobrie dichiarazioni di Pietromarchi e dalle sue precedenti esperienze si può desumere che sarà un padiglione di un genere assai diverso di quello "curato" l'anno scorso da Vittorio Sgarbi con le innumerevoli pletoriche diramazioni regionali. Un'altra breve intervista intervista la pubblica il sito di Artribune.
venerdì 28 settembre 2012
Una poesia di Luciano Erba
Recentemente un amico "se n'è andato", per sempre, oltrepassando la soglia che tutti ci attende, ineludibile. Vorrei ricordarlo con una poesia di grande delicatezza: l'ha scritta Luciano Erba, anche lui ormai scomparso un paio d'anni fa...
Quando ce ne andiamo
Quando ce ne andiamo ti ricordano per un sorriso
per un raro gesto di generosità
per un tic, per la balbuzie, per la loquacità
per la sciarpa bianca o cammello
per la cravatta sbagliata
per l'accento padano
quanto a me ricordatemi come volete
ancor meglio se ne fate a meno, vivete!
lunedì 24 settembre 2012
Pubblicate da Mondadori le interviste a Italo Calvino
Oggi sul "Corriere della Sera" Pietro Citati recensisce una raccolta di interviste a Italo Calvino curata da Luca Baranelli e Mario Barenghi (Sono nato in America. Interviste 1951-1985", edizioni Mondadori). "La cosa che più colpisce" scrive Citati "è la curiosità che Calvino prova verso sé stesso: una curiosità divertita, insaziabile, disperata, che non lo abbandonò mai dalla giovinezza al settembre 1985, quando il terribile ictus lo abbandonò al suolo sulla riva del mare. Calvino era curioso di sé stesso senza possedere un io, e soprattutto senza ostentarlo: non c’è una sola pagina qui, e in generale in tutta la sua opera, in cui egli si esibisca, si esalti, o aggredisca gli altri scrittori, vedendo in loro dei rivali o dei nemici".
Quale siderale distanza dal supponente egocentrismo di tanti scrittori sulla cresta dell'onda!
domenica 2 settembre 2012
Addio al cardinal Martini
Confesso che mi ha addolorato la scomparsa
del cardinale Carlo Maria Martini: una voce autenticamente
profetica, perché la profezia più che miracolosa preveggenza è lungimiranza
di spirito. Ieri un articolo sul Corriere della Sera ne citava un
intervento al Parlamento Europeo a Strasburgo nel 1997 (15 anni fa!) in
occasione delle celebrazioni del XVI centenario della morte di Sant'Ambrogio
(l'articolo era di Mario Monti, ma la citazione testuale è di tale pregnanza che
avrebbe potuto riportarla tale e quale anche Vendola): «Ritengo si possa dire
che l'Europa si trova di fronte a un bivio importante, forse decisivo, della sua
storia. Da un lato, le si apre la strada di una più stretta integrazione: le
linee per realizzarla sono molte e in gran parte sono incluse nella sua stessa
storia. Dall'altro lato, la strada che può aprirsi è anche quella di un arresto
del processo di unificazione o di una sua riduzione solo ad alcuni aspetti non
pienamente rispettosi dei valori su cui deve fondarsi una vera Unione [...] La
scelta, dunque, sembra essere tra un'unità più stretta capace di coinvolgere un
maggior numero di popoli e nazioni e una battuta d'arresto che potrebbe portare
alla disgregazione dell'edificio europeo o alla identificazione di tale edificio
con una sola parte del Continente». Trovo queste parole di sorprendente
attualità.
domenica 26 agosto 2012
A rischio la sopravvivenza dell'istituto italiano per gli studi filosofici di Napoli
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L'Istituto italiano per gli studi filosofici di Napoli rischia la chiusura; già è iniziato il trasferimento dell'immensa biblioteca con rare edizioni di Giambattista Vico e Benedetto Croce in un deposito a Casoria (Corriere della Sera del 24.8.2012). "Ormai non possiamo più pagare gli stipendi ai dipendenti e, se i creditori continueranno a premere, l' Istituto non arriverà a Natale" ha dichiarato il fondatore e presidente Gerardo Marotta. Una incredibile sequenza di inadempienze, promesse di una nuova sede mai realizzata, intoppi burocratici e tagli ai contributi di Stato e Regione sta portando al collasso l'istituto che -si legge in un'inchiesta dell'Unesco- "ha conquistato una dimensione che non trova termini di paragone nel mondo: organizza corsi dappertutto in Europa, pubblica opere in sei lingue antiche e moderne e contribuisce a fare di Napoli una vera capitale culturale". La lista dei protagonisti della cultura mondiale che si sono avvicendati in seminari e conferenze organizzati dall'istituto è impressionante: da Ilya Prigogine a Renato Dulbecco, da Karl Popper a Hans Georg Gadamer, da Jean Starobinski a George Steiner, per citare solo qualche nome. "Un giorno gli si darà ragione" ha scritto Jacques Derrida in una plaquette pubblicata in occasione della laurea honoris causa concessa al presidente dell' Istituto dall' Università di Paris III Sorbonne "e si comprenderà che Marotta ha visto molto lontano e con grande anticipo". Sul Corriere della Sera si legge anche della proposta di Marc Fumaroli di nominare Marotta senatore a vita: lo meriterebbe certamente molto più di altri. Condivido infine in pieno l'affermazione di Yves Hersant, direttore del Centro Europa dell' École des hautes études en sciences sociales di Parigi: "Non è concepibile veder morire l' Istituto e la sua importante biblioteca che non sono solo patrimonio italiano ma di tutta l' Europa".
mercoledì 22 agosto 2012
Arrigo Levi: non chiamiamola più "particella di Dio"
Arrigo Levi
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The Goddam particle (la particella maledetta): così il Premio Nobel Leon Lederman aveva scherzosamente definito in un suo libro il bosone di Higgs, la misteriosa entità ipotizzata da Peter Higgs nel 1964 ma di cui non si riusciva a dimostrare l'esistenza e sulla quale tuttavia sempre più numerosi i fisici -dopo le iniziali perplessità- erano pronti a scommettere. L'editore cambiò il titolo, sostituendo God a Goddam, conferendo un'alone di sacralità a quella che ormai sarebbe stata abitualmente denominata La particella di Dio. Ce lo ricorda Arrigo Levi in un elzeviro pubblicato oggi sul Corriere della Sera a qualche settimana dall'esito del clamoroso esperimento al CERN di Ginevra che lo ha finalmente "catturato" (non sono passati neppure due mesi, ma già si è sensibilmente attenuata l'eco mediatica). Condivido in pieno il giudizio di Levi: il bosone con "straordinaria storia del millenario dialogo tra l'uomo e Dio sul pianeta Terra non c'entra proprio per nulla". Sottoscrivo quindi l'invito ad abbandonare la fuorviante denominazione di particella di Dio e la conclusione dell'articolo: "La scienza faccia la sua parte, e lasci che la nostra intensa riflessione sulle sorti dell'umanità, e su Dio, faccia la sua".
venerdì 10 agosto 2012
Che fine ha fatto l'opera d'arte?
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| un'installazione a Documenta 13 - Kassel 2012 |
Con un elzeviro pubblicato ieri sul Corriere della Sera Danilo Eccher, attuale direttore della Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino, stigmatizza il fenomeno della "sparizione dell'opera d'arte", prendendo spunto dall'attuale edizione di Documenta Kassel. Tali rassegne internazionali, ormai numerose, di fatto non conservano più il compito originario, ereditato dalle grandi esposizioni di fine ottocento e vitale ancora fino a qualche decennio fa, "di raccogliere le «novità dell’arte», presentare le sorprese dei nuovi linguaggi, svelare prospettive inattese e stupefacenti, poiché tali funzioni sono lasciate alla flessibilità delle fiere d’arte, alla velocità delle riviste specializzate, alla bulimica frenesia delle temporary galleries e ai loro temporary collectors". Grazie anche a internet si è oggi informati in "tempo reale" e appare sempre più improbabile l'utilità di faraoniche manifestazioni che dovrebbero periodicamente informare sullo "stato dell'arte"; sempre più deus ex machina d'ogni mega-rassegna è il curatore, il cui progetto finisce per relegare "ad una inconsapevole marginalità il protagonismo dell’artista, per affermare una sempre più confusa e balbuziente centralità critica [...] L’effetto più sconvolgente è la quasi scomparsa dell’opera d’arte, sempre più ridotta a variabile decorativa o, nel migliore dei casi, a utile illustrazione del pensiero critico". Non è più quindi la singolarità dell'opera, il suo potenziale fantastico e perturbante o la sua apertura di senso a stimolare l'interpretazione e nuovi percorsi della mente, all'opposto l'arte -o forse inevitabimente qualsiasi prodotto possa farne le veci- diventa parte accessoria di un apparato discorsivo sorretto da fumose argomentazioni filosofiche e scientifiche (spesso purtroppo pseudofilosofiche e pseudoscientifiche).
E gli artisti? Molti, forse troppi, si adattano nella disperata ricerca di un posto al sole: "Spesso formalmente inconsistenti e linguisticamente sgrammaticate," osserva malinconicamente Eccher "molte opere assorbono, con ingenuità e cinismo, una superficiale aderenza a costruzioni teoriche confuse". Nessuna speranza, dunque, per l'arte contemporanea? Non necessariamente: "L’arte contemporanea" conclude l'articolo "è più viva che mai, non potrebbe essere altrimenti, solo che, forse, non frequenta più certe cerimonie, solo che, forse, non si riconosce più nelle categorie affaticate che hanno retto l’impalcatura del sistema fino a poco tempo fa".
lunedì 30 luglio 2012
Il sasso nello stagno (IV). Attenti alle "bufale"!
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| uno dei disegni del Fondo Peterzano attribuiti a Caravaggio |
Prende spunto dal tanto discusso "ritrovamento" dei cento disegni giovanili di Caravaggio l'articolo di Tommaso Montanari sul Corriere della Sera per stigmatizzare i troppo numerosi scoop rivelatisi infondati, talora nel volgere di pochi giorni. "Cosa è successo alla storia dell'arte?" si chiede preoccupato l'autore "Perché la rigorosa disciplina di Roberto Longhi ed Erwin Panofsky si è trasformata in un simile allevamento di bufale?". Paga anch'essa lo scotto della sudditanza al grande circo mediatico delle grandi mostre o -come si preferisce ormai dire- dei grandi eventi spesso costruiti proprio intorno a queste sedicenti scoperte. " Si stenta ormai perfino a dirlo," osserva preoccupato Montanari "ma la storia dell'arte è una scienza storica e l'attribuzione (cioè la capacità di riconoscere gli autori delle opere d'arte) non è una dote innata, ma il frutto di un lungo e faticoso esercizio, una tecnica che si impara e che si insegna, un metodo del quale si può dar conto razionalmente e i cui risultati si possono verificare e falsificare": ovvio, ma tutt'altro che scontato, purtroppo.
martedì 17 luglio 2012
Paolini: "La bellezza appare in controluce"
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| un'installazione di Giulio Paolini |
Ieri sul quotidiano La Repubblica è stata pubblicata l'ultima delle sei interviste dedicate da Franco Marcoaldi al "fantasma della bellezza", incontrando Giulio Paolini, artista concettuale secondo le classificazioni correnti, cui la sua opera sembra però sottrarsi per la forte connotazione estetica e un'eccedenza rispetto a qualsivoglia schema teorico. "Io
penso alla bellezza" dice Paolini "come a una figura di cui non riusciamo a
riconoscere i lineamenti e che sta collocata su una soglia, un
confine, una frontiera: percepiamo che quella soglia è abitata, ma
non riusciamo a sapere da chi, da quale immagine": un mistero, dunque, destinato a sfidare ogni definizione e a riproporsi di continuo. "La
bellezza" continua l'artista "appare in controluce: le attribuiamo i lineamenti che i
nostri occhi sono stati educati a vedere “dal vero”, ma che, di
fatto, non le appartengono. E quindi non bastano a configurarla,
a darle un volto". Nelle sue installazioni Paolini attinge spesso alla storia dell'arte e a un repertorio di immagini note in un complesso gioco di rimandi, allusioni, rispecchiamenti. Non manca nell'intervista una presa di distanza dai meccanismi invasivi del mercato: "I criteri riconosciuti e condivisi, che un tempo regolavano il mondo dell’arte, sono defenestrati, a favore di un sistema che tende a identificare il valore economico con il valore estetico dell’opera"
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