il blog di Manlio Onorato

Il blog di Manlio Onorato ... immagini, pensieri, divagazioni

domenica 13 gennaio 2013

L'opera al nero di Alberto Burri

Con evidente allusione all'alchimia e all'omonimo libro di Marguerite Yourcenar si intitola Opera al nero” la rassegna, aperta fino al 31 marzo alla Galleria dello Scudo di Verona, di una trentina di opere di Alberto Burri realizzate dal 1972 al 1992, caratterizzate non solo dalla monocromia ma anche dall'utilizzo del medesimo materiale, il cellotex, un impasto di segatura e colla pressate, spesso impiegato dall'artista.


 
Per Burri il nero non è la negazione del colore, piuttosto una sorta di punto di fuga del colore (uno dei due punti di fuga, l'altro essendo il bianco, cui pure l'artista dedica opere tra le più importanti della sua produzione), il limite estremo e invalicabile d'un progressivo attenuarsi della luce (Annottarsi è il titolo di due cicli consecutivi); il nero, esibito nella sua assolutezza non sprofonda nella totale uniformità e quindi nell'indifferenziato, inevitabile se si limitasse alla mera giustapposizione delle campiture; ne deriverebbe la negazione della forma, di cui Burri persegue da sempre una limpida enunciazione, salvo identificarla tautologicamente con quella del supporto, anche se i sacchi e le combustioni cui deve il raggiungimento di una notorietà internazionale potrebbero suggerire un'adesione alla poetica informale e a sofferte implicazioni esistenziali. Ma era -in quelle opere che suscitarono tanto scandalo- soprattutto la novità delle materie prescelte e la facies scabra o corrosa ad assorbire all'epoca l'attenzione distogliendola da aspetti della sua poetica non meno fondamentali e con sempre maggiore chiarezza emersi nei decenni successivi; in realtà per Burri il colore stesso è ben più che dato della percezione, per l'artista che opera con pigmenti è un attributo della materia che può darsi essa stessa quale colore (come ad esempio in molti cellotex), per instaurare un equilibrio formale che nel corso degli anni è apparso sempre più evidente, rigoroso ed essenziale. Ma sarebbe del pari un errore ricondurre la sintesi estrema cui perviene ai modi del minimalismo, perlomeno di quello più canonico, che sembra ridursi quasi all'afasia e all'impersonalità laddove Burri persegue una purezza di grande pregnanza estetica. Il nero così si articola nei diversi neri ad opera della diversità delle materie e grana superficiale, della diversa incidenza della luce (senza luce non c'è visione possibile, la non-luce del nero presuppone pur sempre la luce nell'opera visiva), sino alla rivelazione aurorale della forma
 


Nessun commento:

Posta un commento