Al Museo Diocesano di Milano è aperta fino al 9 giugno la mostra "Mario Raciti. Opere 1962 - 2012".
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| "Presenze" - 1963 |
È
intriso di sensibilità romantica e simbolista (Böcklin
e Klinger, per citare un paio almeno di nomi) ma
anche di umori novecenteschi ampiamente diffusi in quel volgere di
anni che ne videro emergere con autorevolezza la personalità
artistica, tra la fine dei cinquanta e i primi anni sessanta del secolo scorso, al
punto che la critica spesso ne ha collocato l'opera nell'ambito
dell'informale,
comodo passepartout interpretativo per esperienze spesso divergenti,
anche se è pur vero che per molti all'epoca fu una sorta di
passaggio obbligato. Da allora Mario Raciti ha elaborato un variegato
mondo onirico le cui presenze prendono vita e si animano per
associazione e condensazione, secondo i meccanismi propri
dell'inconscio, ma con un'adesione in realtà consapevole e
culturalmente avvertita alle modalità della favola e del mito,
ritraendosi però al tempo stesso da forma e racconto, per evocarne
piuttosto la sostanza attraverso tracce residue, per assenza (e
"Presenze Assenze"
è non casualmente il titolo di uno dei suoi cicli più noti).
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| "I fiori del profondo" - 2013 |


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